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Sentenze, lettura optional

del 03/04/2010
di: di Antonio Ciccia
Sentenze, lettura optional
La lettura della sentenza del giudizio abbreviato di appello è un optional.

Non c'è, infatti, nullità della sentenza penale nel procedimento di appello celebrato con il rito abbreviato e cioè con il rito camerale (cioè senza il pubblico), se il dispositivo della decisione non è letto in udienza dal giudice. E se il dispositivo è formato al momento del deposito e non subito dopo la decisione, c'è solo una irregolarità, che comporta il differimento del termine iniziale per impugnare la sentenza, rinviato a quando la decisione è depositata. È quanto stabilito dalle S.u. penali della Cassazione, che, con sentenza 12822 del 2/4/10, hanno risolto un contrasto di giurisprudenza. Secondo un orientamento la mancata lettura del dispositivo al termine dell'udienza camerale comporterebbe la nullità della sentenza di appello oppure l'abnormità della stessa, se il giudice provvede al deposito del dispositivo. La Cassazione ha abbracciato una tesi soft. Quando si celebra un giudizio d'appello con il rito abbreviato il rito camerale comporta che la presenza delle parti sia meramente eventuale. Questo ha una rilevanza rispetto alla regola della lettura del dispositivo della sentenza. La pubblicazione della sentenza mediante lettura, infatti, presuppone la presenza delle parti, così come avviene per la sentenza pronunciata al termine del dibattimento pubblico. Il dibattimento pubblico impone, infatti, la lettura del dispositivo in udienza proprio perchè è l'unica modalità coerente con la pubblicità del procedimento. Nel caso del rito camerale (senza pubblico) del giudizio abbreviato di appello non c'è pubblicità dell'udienza e la presenza delle parti è eventuale, non necessaria. Perciò non è obbligatoria la lettura del dispositivo in sede di udienza. Inoltre se il dispositivo non è scritto subito dopo la deliberazione, ma al deposito del documento si verifica una irregolarità. La nullità si verifica solo per mancanza o incompletezza del dispositivo, circostanza che non si verifica nel caso di dispositivo formalizzato al deposito e non subito dopo la decisione.

Efficacia dell'ordinanza cautelare. Con altra sentenza (n. 6 del 25/3-2/4/10) le s.u. si sono pronunciate in materia di efficacia di una ordinanza cautelare adottata dal giudice del luogo dell'arresto o del fermo, luogo diverso da quello in cui è stato commesso il reato. L'art. 27 cpp prevede, infatti, che le misure cautelari disposte dal giudice, che si dichiara incompetente, cessano di avere effetto se il giudice competente non si pronuncia entro venti giorni dalla trasmissione degli atti. Nel caso in questione il Gip di Genova ha convalidato il fermo e la custodia cautelare di una persona ricercata per un reato di competenza del Tribunale di Busto Arsizio. Il difensore ha chiesto la scarcerazione, perchè il gip di Busto Arsizio non aveva rinnovato l'ordinanza di custodia in tempo utile. Tuttavia nel caso in questione il Gip di Genova non si è dichiarato incompetente, ma ha solo trasmesso gli atti. Da qui il quesito della eventuale perdita di efficacia dell'ordinanza del Gip di Genova, trascorsi i 20 giorni, visto che la perdita di efficacia, secondo l'art. 27, presuppone la dichiarazione di incompetenza. Sul punto la cassazione ha ritenuto che solo la formale dichiarazione di incompetenza determina l'inefficacia della misura cautelare, che non sia rinnovata dal giudice competente entro i 20 giorni dalla trasmissione degli atti. Insomma l'indagato resta in carcere. Egli comunque, aveva la possibilità di chiedere il riesame della misura cautelare contestando la competenza e quindi avviare il termine della decadenza automatica in base all'art. 27 citato (applicabile anche nella fase dell'impugnazione).

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