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Successioni con autocertificato Lo stato di famiglia non serve

del 02/04/2010
di: Marilisa Bombi
Successioni con autocertificato Lo stato di famiglia non serve
Il certificato di stato di famiglia, nelle denunce di successione, non va in bollo perché l'esenzione può trovare legittimazione nei casi particolari che il dpr 642/1972 espressamente esclude. In tal senso la risoluzione n. 25/E del 29 marzo della Direzione centrale normativa dell'Agenzia delle Entrate. L'istanza di interpello è stata posta in relazione alla possibilità della sostituzione dei certificati con una dichiarazione, esente dall'imposta di bollo, resa ai sensi dell'art. 46 del dpr 445/2000. L'Amministrazione finanziaria, nell'articolato parere, sottolinea di essersi sempre espressa nel senso dell' assoggettabilità all'imposta di bollo delle certificazioni anagrafiche, in quanto soltanto le certificazioni tratte esclusivamente dal registri di stato civile e che riguardano la cittadinanza, la nascita, il matrimonio e la morte, sono esenti dal bollo per espressa previsione normativa (dPR 396/200). Ciò nonostante, anche i certificati anagrafici possono essere rilasciati senza il pagamento dell'imposta di bollo nei casi indicati nella tabella allegato B tra i quali, all'articolo 5, rientrano appunto gli «Atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie, atti, documenti e copie presentate ai competenti uffici ai fini dell'applicazione delle leggi tributarie…». Di conseguenza, afferma la Direzione fiscale, l'esenzione è giustificata dal fatto che la denuncia di successione è un adempimento di natura fiscale adottato per dichiarare che il patrimonio di un soggetto defunto viene trasferito ad altri soggetti. La risoluzione, peraltro, si conclude con un elemento di comunicazione che, in sostanza, risulta centrale nella questione posta al centro dell'interpello. La preposta direzione centrale, infatti, afferma che, ai sensi dell'art. 30 c. 3, del decreto legislativo 346/1990, concernente l'imposta sulle successioni e donazioni, i certificati di morte e di stato di famiglia possono essere sostituiti da un'autocertificazione del soggetto interessato. Ma rilevante, a tale proposito, è il fatto che dopo il 1990 sono stati emanati altri provvedimenti normativi che dovrebbero porre la questione sotto un altro punto di vista. Da un lato, infatti, il dpr 445/2000, all'art. 74, ha previsto che costituisce violazione dei doveri d'ufficio la mancata accettazione delle dichiarazioni sostitutive di certificazione, dall'altro, invece, il terzo comma dell'art. 18 della legge 241/1990, la legge sul procedimento amministrativo, ha previsto tra l'altro che «sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare». In sostanza, non soltanto lo stato di famiglia non potrebbe essere richiesto al denunciante, in quanto va accettata l'autocertificazione. Ma, in sostanza, dovrebbe essere l'ufficio successioni dell'Agenzia delle entrate a richiedere al comune lo stato di famiglia necessario.

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