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Tre motivi di lite con le Entrate

del 02/04/2010
di: pagina a cura di Antonio G. Paladino
Tre motivi di lite con le Entrate
Cartelle di pagamento, controlli e rimborsi. Sono questi i motivi per i quali il contribuente litiga di più con l'amministrazione finanziaria. In particolare, con riferimento al contenzioso instaurato con l'Agenzia delle entrate, la soccombenza del contribuente in commissione tributaria provinciale è stata del 60% nel 2006-2008 e l'Agenzia l'ha avuta vinta soprattutto in materia di rimborsi (21% dei casi). La percentuale di soccombenza dei contribuenti resta più o meno tale (57%) in Cassazione: in tali casi, il 26% delle sentenze ha avuto come oggetto i controlli, tra il 7 e l'8 per cento cartelle e rimborsi e un 17% circa altre tipologie di liti. In generale, su cento cause poste in decisione davanti al giudice tributario, l'Agenzia delle entrate vince per 50 a 39 sul contribuente. Ma in ballo c'è anche un ulteriore 11 per cento circa di giudizi che i collegi delle commissioni tributarie hanno dichiarato parzialmente favorevoli (al fisco o allo stesso contribuente). È quanto si può ricavare dalla relazione n.4 pubblicata ieri, con cui la Corte dei conti, sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello stato, ha analizzato i motivi e diffuso i numeri relativi alla soccombenza dell'amministrazione finanziaria innanzi alle commissioni tributarie e alla sezione tributaria della Cassazione. Nel triennio considerato, gli avvisi di accertamento sono stati distinti in tre sottocategorie. La prima comprende quelli «ordinari», rilevanti per più settori impositivi, la seconda gli accertamenti fondati sui parametri e la terza quelli scaturiti dagli studi di settore. In relazione alla prima, la Corte ha evidenziato che il 73% sono stati definiti (con adesione, ma anche con la rinuncia all'impugnazione), mentre il 27% è andato in contenzioso. Per quanto riguarda i parametri, sono stati rilevate quasi le stesse percentuali, 68% e 32%, mentre gli accertamenti da studi di settore hanno visto la definizione nell'80% dei casi con il restante 20% dei contribuenti che ha inteso perseguire la via giudiziale. Tutto ciò ammette la Corte, evidenzia che la stragrande maggioranza degli accertamenti diventa definitivo non a seguito di una decisione giurisdizionale in un processo tributario, ma attraverso l'applicazione di istituti deflativi del contenzioso (autotutela, adesione perfezionata, conciliazione giudiziale perfezionata, rinuncia all'impugnazione).

I ricorsi. Nel triennio sono stati depositati (Ctp, Ctr e Cassazione), ben 607.563 ricorsi. Contemporaneamente, sono stati definiti 658.866 ricorsi, indice, questo, che vi è stata una riduzione dell'arretrato. In prevalenza, i contribuenti che hanno avviato o proseguito la lite con il fisco, sono stati persone fisiche (68% in Ctp e 65% in Ctr), rispetto alle società di capitali e alle società di persone. La maggioranza delle cause ha quindi riguardato l'attività di controllo e i relativi accertamenti, rispetto alle cartelle di pagamento e ai rimborsi. In Ctp, infatti, i ricorsi sull'attività di controllo hanno raggiunto il 39,12%, quelli sulle cartelle di pagamento il 36,97%, i rimborsi il 9,88%, le altre tipologie il 14%. In appello, invece, il controllo si attesta al 46,3%, le cartelle di pagamento al 22,48, i rimborsi al 15,23 e le altre tipologie al 16%.

L'esito dei processi. I dati analizzati dalla Corte hanno permesso di rilevare che su un contenzioso complessivamente definito nel triennio pari a n. 658.866 ricorsi, il 21% delle controversie si è estinto mentre una percentuale irrilevante (lo 0,01% circa) è stata rinviata dalla Cassazione. Così, si è quindi concluso con sentenza, il restante 79% delle controversie. Su questo, la Corte ha rilevato che le dimensioni della soccombenza dell'Agenzia non lasciano dubbi sul miglior risultato della stessa rispetto ai ricorrenti ove si guardi alle sentenze «totalmente» favorevoli al contribuente, che sono state n. 205.336 (39,4%), e alle sentenze «totalmente» favorevoli all'Agenzia, che sono state n. 258.866 (49,7%). Però, la situazione si presenterebbe invece assai meno netta se si conteggiassero anche le restanti n. 55.879 (10,7%) sentenze, che sono qualificate dall'Agenzia come ad essa «parzialmente» favorevoli, ma che sono, in realtà, allo stesso tempo anche un parziale successo del contribuente e quindi una parziale soccombenza dell'amministrazione.

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