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Atti tributari spediti solo via Poste italiane

del 01/04/2010
di: Antonio G. Paladino
Atti tributari spediti solo via Poste italiane
Gli atti tributari si spediscono solo con il servizio offerto da Poste italiane. Infatti, in virtù delle disposizioni previste dal dlgs n. 261 del 1999, non può darsi validità e certezza alla spedizione a mezzo poste private degli atti attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie. Pertanto, pur essendo il servizio privato autorizzato all'invio di plichi raccomandati, lo stesso non è abilitato a certificare la precisa data di spedizione per gli atti tributari. Con il rischio che il contribuente si vede bocciato il ricorso per tardività. È quanto ha messo nero su bianco la commissione tributaria provinciale di Enna, nel testo della sentenza n. 140/3/2010, con la quale ha chiarito le condizioni necessarie affinché sia valida la spedizione di un ricorso tributario, il quale deve essere sempre effettuato con la società Poste italiane, così da avere certezza della data di spedizione, non essendo a tal fine idoneo l'aver utilizzato un servizio di poste private, pur con l'autorizzazione del ministero delle comunicazioni. Secondo il collegio contabile, che deve dirimere la questione sulla tempestività o meno di un ricorso presentato a mezzo servizio postale privato, è necessario inquadrare la definizione di invio raccomandato. Soccorre a tal fine, l'articolo 1 comma 2 del dlgs n. 261/99 (quello sulle regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali), ove si sancisce che è tale, il servizio che consiste nel garantire contro i rischi di smarrimento, furto o danneggiamento e che fornisce al mittente «una prova dell'avvenuto deposito dell'invio postale e, a sua richiesta, della consegna al destinatario». Gli invii pertanto che riguardano le procedure amministrative e giudiziarie, in Italia, sono riservati alla società Poste italiane, per cui, il servizio fornito da una società privata non è valido o, quanto meno, non «certifica la certezza della data di spedizione prevista dall'articolo 16 del dlgs n. 546/92». Nel caso in esame, un ricorso affidato a un corriere espresso, è stato dichiarato inammissibile per tardività. Ciò in quanto la spedizione così effettuata «non certifica la data effettiva, poiché si tratta di una consegna simile ad un'agenzia di recapito non equiparabile alla spedizione mediante lettera raccomandata, prevista dal servizio postale universale». Nessuna rilevanza assume l'evenienza che il soggetto privato sia autorizzato a tal fine dal ministero delle comunicazioni. Infatti, tale autorizzazione è valida solo per gli invii raccomandati ed assicurati che non siano attinenti a procedure giudiziarie o amministrative.

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