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Diritto all’oblio: cosa prevede la legge

del 16/09/2016
di: Redazione
Diritto all’oblio: cosa prevede la legge

Si torna a parlare del diritto all’oblio: come funziona.

Nel 2014 la Corte di giustizia Europea ha sancito il diritto all’oblio, la possibilità di chiedere a Google la cancellazione di link riconducibili a informazioni circolanti online ritenute troppo datate, non idonee o lesive per il richiedente.

Dal 2014 a oggi Google ha accolto sono il 30% (36.000) delle richieste di cancellazione dei dati pervenute dall’Italia, mentre in Germania e Francia la percentuale arriva al 50%.

Google mette a disposizione degli utenti un modulo per chiedere l’applicazione del diritto all’oblio che, di fatto, faccia sparire dal motore di ricerca il link alla pagina non desiderata dal richiedente. Dopo la richiesta, Google valuta la legittimità della domanda e può non accoglierla. A questo punto, la persona può rivolgersi al Garante della privacy spendendo 150€ e aspettando al massimo 60 giorni. Se anche il Garante nega la cancellazione, la richiesta passa al tribunale civile, con maggiore spesa e attesa per il cittadino.

Il diritto all’oblio è attuato su contenuti lontani nel tempo, che non hanno interesse pubblico e sono ritenuti effettivamente lesivi della privacy della persona. In molti casi, accade però che la domanda di cancellazione non venga accolta perché non rispetta uno dei parametri o perché il link sgradito è diventato virale.

Google può cancellare i risultati legati alla ricerca di una specifica parola chiave (keyword), ma i contenuti di successo e condivisi su più canali numerose volte possono essere trovati attraverso altre keyword. A oggi non è possibile applicare il diritto all’oblio sui contenuti virali perché hanno avuto ampia diffusione, sono stati scaricati, copiati e conservati da un numero indefinito di utenti che, volendo, possono ripetutamente condividere il link indesiderato dal soggetto che ne chiede la cancellazione. 

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