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Gli interessi passivi senza l'inerenza

del 31/03/2010
di: di Benito Fuoco
Gli interessi passivi senza l'inerenza
Interessi passivi senza inerenza. La deducibilità degli interessi passivi dal reddito imponibile non è soggetta ad alcuna restrizione circa il requisito dell'inerenza; l'unico limite che si dovrà osservare nella deduzione di tali costi riguarda la misura e le modalità di calcolo stabilite dal dpr n. 917/86 (Tuir). La sezione quinta della Corte di cassazione è giunta a queste conclusioni, espresse nella sentenza n. 2440 /2010 depositata in cancelleria lo scorso 3 febbraio, facendo derivare il regime di deducibilità degli interessi passivi dal combinato disposto dagli articoli 75 (oggi 109 del nuovo Tuir), comma 5 del Tuir e 63 (oggi sostituito dall'articolo 96 del nuovo Tuir) del medesimo Testo unico. La disputa traeva origine da una verifica fiscale condotta nei confronti di una società di import-export di Cesena che recuperava a tassazione una serie di costi per interessi passivi, ritenuti non deducibili dal competente ufficio dell'Agenzia delle entrate; secondo i verificatori, tali componenti negativi non avrebbero soddisfatto il requisito dell'inerenza, ovvero la necessità che tutti gli elementi deducibili si riferiscano ad «attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito». La Cassazione, confermando la decisione dei giudici regionali, seppur con argomentazioni del tutto differenti, ha respinto il ricorso proposto dall'Ufficio, elaborando un principio di portata generale che discende da una particolare interpretazione dell'articolo 75 (oggi 109 del nuovo Tuir), comma 5 del Tuir dpr n. 917/86. Tale norma, infatti, prevede che «le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito». Da ciò osservano gli ermellini, «emerge chiara la volontà legislativa di riconoscere un trattamento differenziato per gli interessi passivi rispetto agli altri componenti negativi del reddito d'impresa». Trattamento differenziato che non riguarda solo limiti e modalità di calcolo, come sostenevano i verificatori, ma che impedisce completamente, a parere del collegio supremo, l'azione del vincolo d'inerenza.

Pertanto, «il diritto alla deducibilità degli interessi è riconosciuto sempre, senza alcun giudizio sulla inerenza, anche se nei limiti della disciplina contenuta nell'articolo 63 - allora vigente, oggi sostituito e rinnovato dall'articolo 96 - del Tuir». È opportuno precisare che l'attuale disciplina circa i limiti e le modalità di calcolo, di cui all'articolo 96 del Tuir., secondo le modifiche apportate dal dl 25 giugno 2008, n. 112, prevede che questa tipologia di oneri siano deducibili in ciascun periodo d'imposta fino a concorrenza degli interessi attivi e dei proventi assimilati. L'eventuale eccedenza è deducibile nel solo limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica, con la possibilità di portare le quote non utilizzate a incremento del risultato operativo lordo dei successivi periodi d'imposta.

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