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Software libero per i pc pubblici

del 31/03/2010
di: di Antonio Ciccia
Software libero per i pc pubblici
Software libero promosso a pieni voti. Non viola la concorrenza invitare le pubbliche amministrazioni a preferirlo al software proprietario, come ha fatto la regione Piemonte con la sua legge 9 del 2009 (Norme in materia di pluralismo informatico, sull'adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione). Lo ha affermato la Corte costituzionale (sentenza n. 122 depositata il 22 marzo 2010) che ha ufficialmente sdoganato l'open source. La legge regionale del Piemonte era stata messa alla sbarra dallo stato, che ne ha sostenuto l'illegittimità sia per violazione della concorrenza sia per violazione del diritto di autore. Ma la Consulta ha bocciato lo stato, sottolineando che la regione non ha preferito un marchio o un prodotto specifico, ma solo un tipo di licenza. Anzi gli aspetti di illegittimità costituzionale rilevati dalla sentenza in esame sono quelli in cui la legge ha ridotto (non potendolo fare) la tutela penale per l'open source. Ma vediamo la pronuncia nel dettaglio.

Che cos'è l'open source. Nel linguaggio informatico i termini open source e software libero fanno riferimento a programmi, il cui codice sorgente è accessibile da chiunque e che può essere liberamente modificato. Conoscere il codice sorgente significa apprendere la struttura del programma e poterlo modificare. Questa la ragione per cui (fuori dall'open source) nei modelli contrattuali di concessione in uso del software, non è consentito all'utente di avere il codice sorgente. Con la licenza di tipo open source, invece, il titolare del copyright consente gratuitamente agli altri sia di fruire della conoscenza del codice sorgente, sia di utilizzare i prodotti sviluppati sulla base del primo. Nella stessa legge regionale si mette in evidenza che un programma open source è un software che il creatore ha deciso di mettere a disposizione degli altri utenti, autorizzandoli a studiare il codice sorgente, a modificarlo e a ridistribuirlo liberamente, sia pure con le limitazioni che le parti possono pattuire nell'ambito dell'autonomia negoziale.

Nessuna lesione della concorrenza. È chiaro che la diffusione dei programmi liberi limita il mercato del software «proprietario». Il problema, affrontato, dalla Consulta è se vi è lesione della concorrenza se una legge regionale invita a preferire il software libero. La risposta è stata negativa. Sulle disposizioni della legge regionale la sentenza in esame sottolinea che non c'è nessuna imposizione alle amministrazioni per vincolarle all'acquisto di software esclusivamente a codice sorgente aperto. C'è solo un invito a preferire l'open source, in linea, tra l'altro, con quanto previsto dal Codice dell'amministrazione digitale (dlgs 82/2005), che indica i programmi informatici a codice sorgente aperto tra le possibili opzioni per l'acquisto da parte delle pubbliche amministrazioni di programmi informatici. Sul punto specifico della concorrenza la sentenza in esame chiarisce che i concetti di software libero e di software con codice ispezionabile non sono nozioni concernenti una determinata tecnologia, marca o prodotto, ma esprimono una caratteristica giuridica. In sostanza, ciò che distingue il software libero da quello proprietario è il differente contenuto del contratto (licenza), posto a fondamento della disciplina dei diritti di utilizzazione del programma. Siccome la scelta circa l' adozione dell'uno o dell'altro tipo di licenza appartiene alla volontà dell'utente, non è illegittimo una linea di indirizzo suggerita dalla regione. Indica una preferenza per il software libero non significa alterare l'equilibrio di mercato e quindi non c'è nessuna violazione della concorrenza.

Open source da tutelare di più. Lo stato ha chiesto la bocciatura integrale della legge regionale, ma la sua richiesta non è stata accolta. Salvo che per due disposizioni cancellate dalla Corte costituzionale. Peraltro l'effetto della dichiarazione parziale di illegittimità costituzionale non è una bocciatura del software libero. Anzi l'effetto è quello opposto di un rafforzamento dell'open source.

In effetti la legge regionale è stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui esclude il reato di violazione del diritto d'autore la cessione, in qualsiasi forma, di software libero, eventualmente abusiva sia per invalidità della licenza, sia per contrasto con eventuali limiti o prescrizioni dalla medesima licenza previsti. L'ultimo punto su cui si è pronunciata la Consulta è stata una disposizione con la quale la legge regionale ha dichiarato il diritto di sviluppare software, compatibile con gli standard di comunicazione e formati di salvataggio di un altro software, anche proprietario. La norma è stata bocciata in quanto viola i limiti della legge statale in materia di interoperabilità di software.

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