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Transfer pricing, ecco la norma che non piace alle grandi aziende

del 15/10/2015
di: La Rdazione
Transfer pricing, ecco la norma che non piace alle grandi aziende

Giro di vite per i fatturati delle multinazionali: dal 2016, tutte le aziende con un fatturato superiore a 750 milioni di euro dovranno fornire al fisco le principali informazioni sulle proprie attività. In particolare, bisognerà segnalare ricavi, utili ante imposte, tasse pagate e numero di dipendenti. A regolare la svolta sarà il Cbcr, “country by country reporting”, che permetterà anche uno scambio di dati tra le diverse istituzioni fiscali dei paesi europei.

Uno dei settori che sarà maggiormente interessato è quello della cosiddetta web economy che è al centro di accese polemiche da quasi tre anni da quando, cioè, si pensò di istituire una web tax che impedisse ai colossi di internet di pagare sul territorio italiano tasse decisamente basse in proporzione al volume d’affari generato.

 

Da questo punto di vista, verrà ridefinito il concetto di “stabile organizzazione”, ampliando il concetto anche a quelle aziende che pure non hanno la sede legale nel nostro paese. Inoltre, verranno introdotte disposizioni anti-abuso che impediscano di portare gli investimenti in paesi con regimi fiscali più favorevoli. Svolta anche per il patent box, ovvero gli sgravi per le opere d’ingegno (già previsto in Italia), che verrà tarato in modo da non generare concorrenza sleale tra i diversi paesi. Infine, verrà approntato un nuovo standard per migliorare le procedure tra i diversi stati.

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