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Testimoni di ritorno

del 30/03/2010
di: di Debora Alberici
Testimoni di ritorno
Può testimoniare in un processo penale contro un coindagato la persona nei confronti della quale è stata poi disposta l'archiviazione.

A questa conclusione sono giunte le sezioni unite penali della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12067 di oggi, hanno risolto un contrasto di giurisprudenza. In particolare il collegio esteso ha respinto il ricorso di un 42enne romano, accusato di calunnia, che contestava la testimonianza resa da un suo conoscente davanti al tribunale capitolino, inizialmente indagato nello stesso procedimento, poi archiviato.

Una testimonianza chiave quella resa dal coindagato e contestata davanti alla Cassazione dalla difesa. Il ricorso, depositato al Palazzaccio, era prima passato al vaglio della sesta sezione penale che, una volta riscontrato il contrasto di giurisprudenza ha dato torto al 42enne, affermando il nuovo principio secondo cui «la disciplina limitativa della capacità testimoniale di cui all'art. 197, comma 1, lettere a) e b), all'art. 197-bis e all'art. 210 c.p.p., non è applicabile. alle persone sottoposte a indagini nei cui confronti sia stato emesso provvedimento di archiviazione». Ovviamente, lo precisano i giudici nelle motivazioni, le incompatibilità a testimoniare sono ancora in vigore nel caso in cui non ci sia stata l'archiviazione. Infatti in un altro passaggio chiave della sentenza si legge che «non può assumere l'ufficio di testimone, senza il previo avviso di cui alla lett. c) del comma 3 dell'art. 64 c.p.p. e senza il rispetto delle norme che regolano l'assunzione delle dichiarazioni del “teste assistito”, il soggetto che cumuli in sé le qualità di persona offesa dal reato e di indagato in atto, o imputato nei cui confronti non sia stata emessa sentenza irrevocabile, in un procedimento connesso a sensi della lett. c) del comma 1 dell'art. 12 c.p.p., o relativo a un reato collegato a norma della lett. b) del comma 2 dell'art. 371 c.p.p.; laddove può assumere l'ufficio di testimone, senza il previo avviso di cui alla lett. c) del comma 3 dell'art. 64 c.p.p. ma con il rispetto delle norme che regolano l'assunzione delle dichiarazioni del “teste assistito”, la persona offesa che sia anche imputata in un procedimento connesso a sensi della lett. c) del comma 1 dell'art. 12 c.p.p., o relativo a un reato collegato a norma della lett. b) dei comma 2 dell'art. 371 c.p.p., dopo che nei suoi confronti sia stata emessa sentenza irrevocabile, salvo che tale sentenza sia di proscioglimento “per non aver commesso il fatto”, nel qual caso non sussistono neppure i limiti di cui ai commi 3 e 6 dell'art. 197-bis c.p.p.».

La ragione della decisione presa dai giudici di piazza Cavour sta nel fatto che «l'indagato archiviato non è più tecnicamente un indagato» e le restrizioni imposte dal codice di procedura penale, in particolare dagli articoli 197 e 197-bis, si riferiscono a chi è ancora formalmente indagato.

Di diverso avviso, invece, la procura generale della Suprema corte che aveva chiesto un annullamento con rinvio della condanna e quindi aveva deciso per una illegittimità della testimonianza.

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