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La Consulta boccia il piano casa

del 27/03/2010
di: di Francesco Cerisano
La Consulta boccia il piano casa
Sul piano nazionale di edilizia abitativa (il cosiddetto piano casa) l'intesa tra stato e regioni deve essere reale. E soprattutto paritaria. Non è dunque ammissibile una norma che preveda, in caso di mancata intesa tra le parti nel termine di 90 giorni, la possibilità di approvare ugualmente gli accordi di programma. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n.121/2010, depositata ieri in cancelleria, che ha dichiarato illegittimi svariati commi degli articoli 11 e 13 del decreto legge 112/2008 (convertito nella legge 133/2008).

Contro la prima manovra d'estate di Giulio Tremonti si sono scatenate gran parte delle regioni italiane, indipendentemente dal colore politico delle giunte. Oltre alle regioni «rosse» (Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Liguria, Campania, Umbria) tradizionalmente ostili alle leggi del governo potenzialmente lesive delle loro competenze, anche Veneto e Sicilia hanno preso di mira il provvedimento. La Corte, nella sentenza redatta dal giudice Gaetano Silvestri, ha riunito i ricorsi giudicandoli tutti insieme. E ha accolto le censure relative all'articolo 11 comma 4 in cui si stabilisce che «decorsi 90 giorni senza che sia stata raggiunta la predetta intesa, gli accordi di programma possono essere comunque approvati». Nel mirino il termine fissato agli accordi di programma che, in base all'articolo, vengono promossi dal ministero delle infrastrutture e approvati con decreto dal presidente del consiglio previa delibera Cipe, d'intesa con la Conferenza unificata. Scopo degli accordi, concentrare gli interventi di edilizia abitativa rapportandoli alla effettiva richiesta di case nei singoli contesti territoriali. La Consulta ritiene che la norma da una parte preveda «uno strumento forte di leale collaborazione, l'intesa appunto, imposto dall'incidenza del principio di sussidiarietà». Dall'altra però «vanifica la previsione dell'intesa, in quanto attribuisce a una delle parti «un ruolo preminente, incompatibile con il regime dell'intesa». «Non è legittima», scrive la Consulta citando una propria sentenza del 2007, «la drastica previsione, in caso di mancata intesa, della decisività della volontà di una sola delle parti, la quale riduce all'espressione di un parere il ruolo dell'altra».

Incostituzionale anche il comma 9 dell'art. 11, che consente di ricorrere alle modalità di approvazione previste per le infrastrutture strategiche. «In questo modo», si legge nella sentenza, «il legislatore intende garantire la speditezza delle procedure, a discapito però delle competenze costituzionalmente tutelate delle regioni».

Infine la Consulta ha giudicato incostituzionale l'art. 13 comma 2 della legge 133 nella parte relativa alle procedure di alienazione degli immobili di proprietà degli Iacp. La Corte ha osservato come la norma incriminata ricalchi «in modo evidente» il contenuto di un'altra disposizione (art.1, comma 598 della legge n.266/2005) dichiarata illegittima con la sentenza n.94/2007. Secondo i giudici delle leggi, la formulazione letterale della norma contrasta con la totale libertà «di cui devono godere le regioni nel condurre le trattative per raggiungere gli accordi».

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