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La Cna: concorrenza violata, ditte a rischio

del 10/01/2014
di: La Redazione
La Cna: concorrenza violata, ditte a rischio
«La Cna è profondamente contraria alle disposizioni che il governo ha introdotto nel settore della Rc auto per indurre gli automobilisti, in caso di incidente, a rinunciare al carrozziere di fiducia, recandosi solo presso le carrozzerie convenzionate, e per vietare la cessione ai carrozzieri del credito vantato dagli assicurati»: non usa mezzi termini presidente nazionale della Cna, Daniele Vaccarino nel bocciare le disposizioni contenute nel decreto Destinazione Italia, finito in Gazzetta a fine 2013. Si tratta di norme che finiscono per condizionare la libera concorrenza, consegnando alle imprese assicuratrici un forte potere di influenza sul libero mercato delle carrozzerie, a fronte di una riduzione dei premi Rc auto applicata ai clienti. «Queste proposte», sottolinea Vaccarino, «ledono la libertà di scelta degli automobilisti, alterano la concorrenza del settore e minacciano la sopravvivenza di migliaia di imprese. La Cna sta esercitando da tempo una forte pressione sul mondo della politica e ha già avviato un confronto serrato con i parlamentari perché si introducano nel testo presentato dal governo le modifiche necessarie a ripristinare l'equilibrio del mercato». Ma il presidente Cna va anche oltre: «Per sensibilizzare le istituzioni e illustrare compiutamente le proposte da sostenere nel corso dell'iter legislativo», annuncia Vaccarino, «le associazioni di categoria e le confederazioni dell'artigianato hanno organizzato una grande manifestazione nazionale per mercoledì 15 a Roma, alla quale la Cna parteciperà con grande impegno, mobilitando i propri associati». Secondo le sigle artigiane il decreto finirà per espellere dal mercato della riparazione la stragrande maggioranza delle 17 mila carrozzerie italiane che hanno individuato nella propria indipendenza imprenditoriale, cioè nella filosofia di non convenzionarsi con le imprese assicuratrici, la scelta strategica di mercato, mettendo inoltre a serio rischio la permanenza di 60 mila posti di lavoro.
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