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I commercialisti dicono basta

del 09/01/2014
di: di Ignazio Marino e Benedetta Pacelli
I commercialisti dicono basta
Tanta voglia di scioperare fra i commercialisti. Dalla violazione continua dello Statuto del contribuente alla cancellazione dell'equipollenza fra i titoli in materia di revisione legale dei conti passando per il nuovo obbligo del Pos in studio: ha diversi motivi il disagio di una professione che, fra le altre cose, ha i propri vertici istituzionali commissariati.

A raccogliere questo malessere sono soprattutto i sindacati di categoria i quali, da ultimo, hanno elaborato una bozza di autoregolamentazione del diritto allo sciopero e l'hanno proposta alla «Commissione di garanzia scioperi» per l'approvazione. Un iter tutt'altro che semplice per via di alcuni aspetti molto delicati. L'autorità, infatti, non potrebbe mai avallare un'astensione dagli adempimenti fiscali che possano in qualche modo danneggiare l'erario. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, però, il compromesso fra le varie esigenze non è poi così lontano. È da un paio di mesi, infatti, che commissione e associazioni si confrontano sul tema.

L'idea di un'azione di protesta è ripartita ufficialmente lo scorso novembre quando in occasione del «Pacchetto professioni» a Pisa il coordinamento dei sette sindacati di rappresentanza dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (composto da Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco Ungdcec, Unico) votò a grande maggioranza una risoluzione per incrociare le braccia e protestare contro una sempre più frequente schizofrenia legislativa che porta gli adempimenti fiscali a cambiare in continuazione. Subito dopo, le sigle sindacali inviarono alla Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali il codice di autoregolamentazione interno per avere il via libera definitivo. Nessuna protesta, infatti, può essere organizzata se non dopo l'approvazione del documento da parte dell'autorità vigilante.

I tentativi del passato. A proporre una prima regolamentazione ci aveva già provato anche il Consiglio nazionale di categoria su richiesta dell'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli che aveva anche ottenuto la delega a stilare il codice. Commissariati i vertici del Cndcec, l'idea aveva perso ogni copertura istituzionale. Il progetto è stato rispolverato in autunno con tutte le complicazioni del caso. Due le questioni più spinose: quella di identificare con precisione i livelli essenziali do servizio da garantire per non mettere in difficoltà il contribuente e quella di trovare la modalità giusta per coniugare la serrata con le finestre temporali stabilite dal legislatore. Non è un caso, infatti, che il codice di autoregolamentazione dei commercialisti dovrà pure passare al vaglio del ministero dell'economia.

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