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Conflitto di interessi, il manager è salvo

del 09/01/2014
di: La Redazione
Conflitto di interessi, il manager è salvo
Non commette reato il manager o il consulente che permette all'amministratore di partecipare a una delibera societaria pur essendo in conflitto di interessi.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 563 dell'8 gennaio 2013, ha ridotto molto la portata applicativa dell'articolo 2391 del codice civile che punisce i conflitti di interessi in ambito societario.

Annullando con rinvio il sequestro sui beni dei concorrenti nel reato, la quinta sezione penale ha precisato che l'art. 2629-bis c.c. prevede in effetti un reato proprio dell'amministratore di una società il quale violi gli obblighi di cui all'art. 2391 cagionando un danno per la società o i terzi.

Primo di questi obblighi, gravante su qualsiasi amministratore, ha a oggetto la comunicazione agli altri e al collegio sindacale di ogni interesse che si abbia, anche per conto di terzi, in una determinata operazione della società, nonché la natura, i termini, l'origine e la portata di detto interesse. L'amministratore delegato che si trovi in tale situazione ha poi l'ulteriore obbligo di astenersi dall'operazione, investendone il consiglio. Ora, scrive in un successivo passaggio la Cassazione, anche a voler prescindere dalle perplessità, manifestate dalla dottrina sulla stessa possibilità giuridica di ipotizzare il concorso dell'amministratore o del sindaco, destinatari della comunicazione sul conflitto di interessi, nella condotta dell'amministratore il quale ometta di comunicare la propria situazione di conflitto, e dalla mancanza di indicazioni del provvedimento impugnato in ordine alla qualifica di amministratore delegato di taluno del soggetti in rapporto con la società, dalla quale derivasse l'obbligo di astensione costituente presupposto per il concorso degli altri amministratori nell'aver consentito la partecipazione dei soggetti di cui sopra alle delibere e la conseguente violazione del siffatto obbligo, la motivazione dell'ordinanza impugnata è comunque carente nella specificazione dei concreti comportamenti nel quali il concorso degli indagati si sarebbe manifestato. In altre parole, l'aver taciuto il conflitto di interessi è insufficiente a far scattare una condanna per concorso nel reato.

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