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Cyberbullismo al muro

del 09/01/2014
di: di Antonio Ciccia
Cyberbullismo al muro
Pugno duro contro il cyberbullismo. Social network e provider dovranno adottare procedure di segnalazione di episodi illeciti e dare una adeguata risposta entro due ore. Questo il punto più importante del codice di autoregolamentazione «No cyberbullismo», predisposto dal ministero dello sviluppo economico e ora in consultazione pubblica: disponibile sul sito del ministero, gli utenti del web hanno ora 45 giorni di tempo (entro il 24 febbraio 2014) per inviare proposte e suggerimenti.

Ma vediamo i contenuti principali del codice.

Innanzitutto sono definiti cyberbulli coloro che utilizzano il servizio per porre in essere comportamenti discriminatori e denigratori con l'intento di colpire o danneggiare l'immagine o la reputazione di un proprio coetaneo.

Si parte poi dall'amara considerazione della progressiva diffusione in Italia del fenomeno, inteso come l'insieme di atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l'e-mail, la messaggistica istantanea, i blog, i telefoni cellulari e/o i siti web posti in essere da un minore, singolo o da in gruppo, che colpiscono o danneggiano un proprio coetaneo incapace di difendersi. Per contrastare il fenomeno, si prevede, innanzitutto, l'obbligo di attivare sistemi di segnalazione di episodi di cyberbullismo.

Questo significa rendere disponibili strumenti visibili all'interno della pagina visualizzata, semplici e diretti, in modo da consentire l'immediata denuncia di situazioni a rischio e di pericolo.

L'adempimento riguarderà gli operatori che forniscono servizi di social networking, i fornitori di servizi online, di contenuti, di piattaforme User generated content e social network

L'obbligo, certo, trattandosi di un codice di autoregolamentazione sarà posto a carico solo dei soggetti che aderiranno al codice.

Chi ne sta fuori se non avrà gli obblighi del codice, avrà pur sempre quelli che discendono dalla legge sulla collaborazione con le autorità di polizia e giudiziaria.

Tuttavia l'adesione si preannuncia massiccia, considerato che al tavolo di lavoro ministeriale hanno partecipato sia associazioni (Confindustria digitale, Assoprovider ecc.) sia operatori (Google, Microsoft ecc.).

Il sistema di segnalazione dovrà essere disponibile nella lingua dello stesso utente che effettua la segnalazione.

I soggetti che aderiranno al codice dovranno impegnarsi a rispondere con personale qualificato alle segnalazioni entro due ore, così da poter procedere velocemente alla rimozione dei contenuti lesivi per la vittima del cyberbullismo: questo per evitare che le azioni si ripetano o si protraggano nel tempo.

Più una notizia o una immagine stanno in rete maggiore è il pericolo dell'estensione incontrollata del danno: la segnalazione e il blocco diventano l'unico argine. Sempre in quest'ottica il codice prevede una misura di urgenza e cioè, se tecnicamente possibile, l'oscuramento cautelare temporaneo del contenuto lesivo segnalato.

Un altro problema è individuare i responsabili, privacy permettendo. A questo proposito il codice non può che limitarsi a promuovere e attuare apposite politiche di collaborazione che consentano alle autorità competenti di risalire all'identità dei cyberbulli.

D'altra parte una grossa mano se la deve dare l'interessato, che deve abituarsi alla massima prudenza in rete. Il codice incentiva campagne di formazione e informazione sull'uso consapevole della rete: insomma che almeno i cyberbulli siano messi sul chi va là e si rendano conto di poter essere scoperti e che le vittime possano conoscere le possibilità di difesa.

Il codice si dota, infine, di un comitato di monitoraggio, con il compito di vigilare periodicamente sull'effettiva applicazione del codice da parte degli operatori aderenti. Anche qui le armi sembrano spuntate: tutt'al più il comitato potrà formulare uno specifico richiamo.

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