Le nuove generazioni pagano il conto salato della crisi nella ricerca del primo incarico: nell'ultimo quinquennio, il tasso di occupazione per la classe di età 15-24 si erode di ben 5,8 punti percentuali (dal 24,4 al 18,6%). Il 37,8% dei 18-24enni non va, poi, oltre il conseguimento della licenza media, e non segue alcun corso di formazione (il 25,8% nel Mezzogiorno) e, fra questi, uno su 4 si dà da fare energicamente per trovare un incarico, mentre il 38,5% risulta inattivo (49,1% nelle regioni meridionali).
Nel complesso, il lavoro dipendente nel nostro paese conta nel 2013 circa 11 milioni 963 mila unità, in decremento (da Nord a Sud) rispetto agli oltre 12 milioni del 2012, anche se la stima dell'anno in corso è incompleta, relativa, cioè, alla media dei soli primi 6 mesi; fra le assunzioni, prevalente è la componente degli operai, che con 6 milioni 193 mila 87 persone costituisce il 51,8% del totale, contro il 39,7% degli impiegati, il 3,7% degli apprendisti, il 3,6% dei quadri e l'1% dei dirigenti. I beneficiari di maternità obbligatoria sono circa 360 mila, e delle neo-mamme il 91% è contrattualizzata sine die (e risiede nel Settentrione nel 57,2% dei casi), mentre soltanto il 9% è a tempo determinato (di cui la metà concentrata nel Sud e nelle Isole); poco meno di 285 mila sono i subordinati che usufruiscono di congedi parentali, formula, recita il dossier del dicastero di Enrico Giovannini, «poco utilizzata dai padri»: ne beneficia appena l'11%.
Al 31 dicembre 2012, sono censiti 16 milioni 594 mila pensionati: quasi uno su due (46,3%) gode di un reddito inferiore ai 1.000 euro, il 38,6% ne percepisce uno fra 1.000 e 2.000 euro, soltanto il 15,1% supera tale soglia. Destinatarie di prestazioni di invalidità e assegni sociali sono 4 milioni 328 mila persone. Infine, le rendite per infortuni sul lavoro sono almeno 700 mila, di cui oltre 601 mila assegnate a uomini e circa 99 mila a donne.
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