Consulenza o Preventivo Gratuito

Sindaci, la diligenza paga

del 31/12/2013
di: di Luciano De Angelis
Sindaci, la diligenza paga
Indurre gli amministratori ad adottare misure finalizzate a incrementare il patrimonio della società, esime il collegio sindacale da azioni di responsabilità sollevate dal curatore in sede concorsuale. È l'importante principio fatto proprio dal tribunale di Napoli, III sezione civile, sez. specializzata in materia d'impresa (giudice Macrì) e ribadito in sede di reclamo contro i provvedimenti cautelari (estensore Quaranta, presidente Buttafoco) il 4 dicembre.

Il fatto. La curatela, a fronte del fallimento di una srl in liquidazione, chiedeva la condanna a risarcimento nei confronti della massa, del liquidatore (ex amministratore della società), dei sindaci nominati ante 2006 e di quelli successivamente subentrati. Molte le accuse mosse ad amministratore, liquidatore e sindaci, orientate a dimostrare il ritardo del fallimento. Fra esse l'occultamento, e/o mancato accertamento della perdita del capitale sociale, la vendita della merce a prezzi inferiori a quelli di acquisto, il conferimento nel capitale di un bene in natura sovrastimato, l'omissione della convocazione assembleare in luogo degli amministratori, l'aver consentito ai gestori indebiti prelievi, pagamenti non dovuti, utilizzo di beni per scopi extrasociali, la distrazione di attività da parte dell'organo gestorio, le omissioni tributarie.

La decisione del Tribunale. Il tribunale di Napoli, in sede di riesame, dopo aver analizzato l'ammissibilità in capo al curatore dell'azione dei creditori ex art. 2394 c.c., e averla ammessa anche nell'ambito delle srl, distingue la posizione dei primi sindaci da quella dei sindaci subentrati. In merito ai primi, in particolare confermando la posizione del giudice di prime cure, il tribunale del riesame evidenzia come i sindaci si siano adoperati inducendo il socio-amministratore ad allargare la base sociale, ad aumentare il capitale sociale e a conferire nella società un immobile. Tali comportamenti, suffragati peraltro dal fatto che, fino alla data delle loro dimissioni, non si trovavano nella situazione di dover far emergere l'azzeramento del capitale, esime l'organo di controllo da responsabilità e quindi i sindaci non sono aggredibili dalla curatela. Diversa è, invece, considerata la posizione dell'amministratore (successivamente nominato liquidatore) nonché del subentrante ulteriore liquidatore e dei nuovi sindaci. Questi ultimi, infatti, in relazione alla loro evidenziata inerzia (e al loro giudizio senza rilievi al bilancio nonostante gli allarmi del precedente organo sindacale) sono stati ritenuti corresponsabili con gli organi gestori e quindi aggredibili in sede fallimentare.

Conclusioni. Ove si contesti una responsabilità omissiva dei sindaci (si legge nella sentenza del tribunale Partenopeo) «…occorre dar prova della mala gestio degli amministratori, del danno determinato di conseguenza al patrimonio della società e/o alle aspettative dei creditori, del mancato controllo dell'organo sindacale, del danno che ne sia derivato, e del fatto che esso non si sarebbe determinato in ipotesi di diligente svolgimento della funzione di controllo». Nel caso di specie, i sindaci dimissionari da un lato non si trovavano nella condizione di dover far emergere (fino alle dimissioni) l'azzeramento del capitale e, dall'altro, non avevano poteri interdittori in merito a prelievi ingiustificati dell'organo gestorio, né potevano essere chiamati in causa per omessi versamenti di tributi dal momento in cui avevano sensibilizzato (nei verbali) gli amministratori ad assolvere gli obblighi tributari.

©Riproduzione riservata

vota