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P.a., il taglio dei gettoni resta

del 31/12/2013
di: di Francesco Cerisano
P.a., il taglio dei gettoni resta
Anche per il 2014 resterà in vigore il taglio delle indennità e dei gettoni corrisposti dalle pubbliche amministrazioni ai componenti dei cda e degli organi collegiali. La riduzione del 10%, disposta da Giulio Tremonti nel 2010, sarebbe dovuta cessare a fine anno, ma resterà in vigore fino al 31 dicembre 2014. Con la conseguenza che gli emolumenti corrisposti non potranno superare le somme percepite al 30 aprile 2010 decurtate del 10%. Nei servizi pubblici locali viene garantita la continuità della gestione. In deroga al principio, stabilito dal cosiddetto «decreto sviluppo 2.0» (dl n. 179/2012), che imponeva entro fine 2013 di adeguare alla normativa europea gli affidamenti non conformi, si mettono al sicuro le attuali gestioni fino al subentro dei nuovi operatori e comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2014. Slittano di un anno anche i termini per l'adozione del regolamento ministeriale che dovrà predisporre lo schema tipo di bilancio consolidato della p.a. E, al pari di quanto già avvenuto per regioni ed enti locali, anche nelle pubbliche amministrazioni centrali slitta al 2015 l'entrata a regime della sperimentazione della nuova contabilità finanziaria. Il decreto legge milleproroghe (varato venerdì scorso dal consiglio dei ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 di ieri dove ha preso la numerazione di dl n. 150/2013) mette in fila una lunga serie di rinvii di interesse per la p.a. Compreso quello, ormai storico, che dal 2002 in avanti, in deroga al T.u. degli enti locali, consente ai comuni che abbiano deliberato in merito negli statuti di prevedere criteri ad hoc per la nomina dei commissari ad acta in caso di mancata approvazione del bilancio. Molto nutrito si presenta anche il pacchetto p.a. contenuto nel secondo decreto legge varato venerdì (quello con le misure finanziarie indifferibili), anch'esso pubblicato ieri in G.U. con data 30 dicembre e numero 151. Si va dalla facoltà per le pubbliche amministrazioni di recedere dai contratti di locazione passiva entro il 30 giugno 2014 alle semplificazioni in materia di cessioni di immobili pubblici: le dichiarazioni di conformità catastali e l'attestato di prestazione energetica non saranno più necessari ai fini della vendita, ma potranno essere presentati successivamente.

Roma Capitale non potrà più contare sulla super addizionale Irpef all'1,2% ma potrà utilizzare 115 milioni di euro per chiudere debiti anteriori al 28 aprile 2008. L'amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino potrà inoltre predisporre appositi piani pluriennali per il rientro dai crediti verso le proprie partecipate. E incasserà anche 6,5 milioni per fronteggiare l'emergenza rifiuti. Disposizioni queste che dovrebbero scongiurare il default della Capitale senza aggravare la pressione fiscale sui cittadini come sarebbe invece avvenuto se si fosse concesso al comune di aumentare l'addizionale di 0,3 punti percentuali. Milano porta a casa invece 25 milioni di euro per l'Expo 2015. La somma non sarà conteggiata ai fini del patto di Stabilità.

Per quanto riguarda le risorse da assegnare alle province, vengono confermate anche per il 2013 le modalità di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio già adottate con decreto del ministro dell'interno del 4 maggio 2012. Nel decreto non ha invece trovato posto l'attenuazione dei vincoli del patto di Stabilità per Venezia. La norma non ha potuto trovare collocazione nei due decreti in quanto eterogenea rispetto al loro contenuto, ma il governo in un comunicato ha confermato la volontà di inserire la disposizione nel primo provvedimento utile.

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