Consulenza o Preventivo Gratuito

Addio contributi alle collegate

del 28/12/2013
di: di Roberto Lenzi e Luigi Chiarello
Addio contributi alle collegate
Gli aiuti alle imprese non possono più essere concessi se le aziende, prese in esame, sono collegate e quindi riconducibili a una impresa «unica» e se, considerate nell'insieme, hanno già superato il totale di 200.000 euro nel triennio. Questa la novità principale del regolamento (Ue) N. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato Ue sul funzionamento degli aiuti «de minimis». Il provvedimento entra in vigore il 1° gennaio 2014 e si applicherà fino al 31 dicembre 2020.

Le novità. La stretta agli aiuti de minimis deriva da una pronuncia della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha stabilito che tutte le entità controllate, giuridicamente o di fatto, dalla stessa entità debbano essere considerate un'impresa unica. Quindi, se una delle imprese ha il plafond pieno, in quanto ha ottenuto aiuti riconducibili alla tipologia de minimis, nessuna delle collegate può partecipare a nuovi bandi. Nella prassi, finora seguita, non va così: ogni impresa viene considerata da sola e in quanto tale. I contributi massimi ottenibili sono pari a 200 mila euro per singola impresa. Pertanto, cinque imprese collegate possono arrivare a sommare fino a un milione di euro.

Con il nuovo regolamento Ue, gli stati membri potranno invece erogare nuovi aiuti «de minimis», soltanto dopo aver accertato che i nuovi incentivi deliberati non facciano salire l'importo complessivo degli aiuti «de minimis» concessi all'impresa/e interessata/e a un livello superiore di 200 mila euro. Sfuggono, però, a questa regola le imprese controllate da organismi pubblici, non considerate dal regolamento come collegate. poiché la Commissione Ue ritiene che abbiano potere decisionale indipendente

L'importo massimo resta a 200.000 euro. Con il nuovo regolamento la Commissione Ue conferma di voler mantenere il massimale di aiuti de minimis a quota 200 mila euro. Questo importo era arrivato a 500.000 euro negli anni di crisi, ma la situazione attuale porta a ritenere che un'impresa unica possa ricevere nell'arco di tre anni da uno stato membro dell'Ue soltanto 200.000 euro. Il nuovo regolamento conferma che è questo l'importo che la Ue ritiene compatibile con la correttezza degli scambi tra stati membri. Così da non falsare o minacciare la concorrenza. Di conseguenza, fino a 200 mila euro di aiuti a triennio sono compatibili con i divieti a tutela della concorrenza.

Divieto di cumulo. Gli aiuti «de minimis» non sono cumulabili con aiuti di stato concessi per gli stessi costi sostenuti dall'impresa, giudicati ammissibili al finanziamento. E neppure con gli aiuti di stato ottenibili per una equivalente misura di finanziamento del rischio d'impresa. Il divieto di cumulo scatta nel caso in cui questa operazione, se effettuata, comporta il superamento dell'intensità di aiuto o dell'importo di aiuto più elevati, fissati dal cosiddetto regolamento generale d'esenzione; cioè i limiti fissati col regolamento Ce n. 800/2008 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Ue del 9 agosto 2008, n. L214), in vigore dal 29 agosto 2008 fino al 31 dicembre prossimo. Gli aiuti «de minimis» che non sono concessi per specifici costi ammissibili o non sono a essi imputabili, potranno comunque essere cumulati con altri aiuti di stato concessi a norma del regolamento d'esenzione per categoria o di una decisione adottata dalla Commissione Ue.

In caso di fusione o di scissione. In base al nuovo regolamento Ue, nei casi di fusione o acquisizione, per determinare se gli eventuali nuovi aiuti «de minimis» a favore della nuova impresa o dell'impresa acquirente superino il massimale pertinente, occorre tener conto di tutti gli aiuti «de minimis» precedentemente concessi a ciascuna delle imprese partecipanti alla fusione. Gli aiuti «de minimis» concessi legalmente prima della fusione o dell'acquisizione resteranno legittimi. Invece, nei casi di scissione di un'impresa in due o più imprese distinte, l'importo degli aiuti «de minimis» concesso prima della scissione verrà assegnato all'impresa che ne ha fruito. Che, in linea di principio, è l'impresa che rileva le attività per le quali sono stati utilizzati gli aiuti «de minimis». Qualora tale attribuzione non sia possibile, l'aiuto «de minimis» verrà ripartito proporzionalmente sulla base del valore contabile del capitale azionario delle nuove imprese, alla data effettiva della scissione.

vota