Consulenza o Preventivo Gratuito

Fisco, il 5 per mille non gira

del 27/12/2013
di: di Antonio Paladino
Fisco, il 5 per mille non gira
L'attuale sistema di gestione dell'istituto del cinque per mille, necessita di una tempestiva riforma. Ad esempio, in luogo dell'iscrizione annuale degli organismi che richiedono di essere ammessi al beneficio, con relativi costi ed oneri non indifferenti, soprattutto per le organizzazioni di minori dimensioni, si potrebbero istituire degli elenchi stabili. Inoltre, nell'attuale sistema, vengono premiati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati, grazie alle loro maggiori capacità organizzative, alle superiori disponibilità finanziarie ed alle migliori capacità di competizione per ottenere la sottoscrizione dei contribuenti. E questo determina degli effetti distorsivi del sistema.

Queste alcune considerazioni che la sezione centrale di controllo sulle Amministrazioni dello Stato ha reso note attraverso la deliberazione n.14/2013, avente per oggetto l'indagine sulla destinazione e gestione del cinque per mille.

Sul piano numerico, la Corte rileva un costante aumento dell'interesse nei suoi confronti. Il numero complessivo di coloro che hanno optato è passato dai 13 milioni, nel 2006, a superare abbondantemente i 16 milioni, nel 2011.

Ma è il quadro normativo che preoccupa i magistrati contabili, che non lesinano a definirlo “confuso ed inadeguato al possibile nuovo ruolo istituzionale del privato sociale”. L'istituto del cinque per mille infatti, ha conservato un carattere provvisorio ed è subordinato, ogni anno, a un'espressa previsione legislativa. L'instabilità e la frammentarietà della disciplina non agevolano la programmazione delle attività dei beneficiari. Infatti, l'assenza di certezza non permette di assicurare il finanziamento di progetti con entrate regolari e costanti. Per la Corte, sarebbe essenziale la previsione di una certa continuità nell'assegnazione dei fondi, per dare sicurezza agli enti che vivono di contributi volontari. Sarebbe poi auspicabile che il legislatore intervenisse con una disciplina ad hoc che consentirebbe anche di semplificare le procedure e di evitare il ripetersi,ogni anno, dei medesimi adempimenti. Senza dimenticare che, ad oggi, i ritardi nelle erogazioni, dovuti anche alla pluralità di amministrazioni coinvolte, sono ulteriore causa dell'incertezza sulla disponibilità delle risorse.

In questo sistema, va rilevata l'incompetenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella compilazione degli elenchi dei soggetti ammessi al beneficio e la conseguente scarsa efficacia nella verifica dei requisiti. Infatti, per gli enti del volontariato, è l'Agenzia delle entrate che determina i beneficiari. La fondamentale attività di vaglio degli aspiranti ed il controllo delle dichiarazioni sostitutive sfuggono, pertanto, all'amministrazione che più conosce le problematiche del settore. Di questo, ne è prova che l'Agenzia delle entrate riferisce che “i controlli effettuati ai fini dell'ammissibilità al riparto del 5 per mille non rientrano tra le attività di controllo sostanziale dell'Agenzia delle entrate, attesa, peraltro, la natura non fiscale del contributo.” Entrando nel merito, la Corte rileva che attraverso le attuali modalità di iscrizione e riparto, vengono agevolati gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati. Al contrario, le modalità di riparto producono anche una dispersione eccessiva degli importi in favore di una pletora di beneficiari, attribuendo, spesso, somme minime a molti enti. Ciò comporta un notevole costo di gestione ed un rallentamento delle procedure di erogazione, spesso per importi insignificanti, con il rischio di indebolire l'istituto “rendendolo un inutile contributo a pioggia”. E' altresì pacifico, poi, che l'attribuzione delle risorse in base alla stretta capacità contributiva fa sì che alcune organizzazioni che possono raccogliere il favore di “optanti abbienti” ottengano, anche con un basso numero di scelte, somme assai rilevanti. Per la Corte, questo può produrre effetti distorsivi del sistema, rischiando di piegare un istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche e personali. Infine, per il finanziamento delle attività sociali svolte dai Comuni di residenza, la differente capacità fiscale dei contribuenti sul territorio nazionale fa sì che i Comuni più ricchi possano beneficiare, in proporzione, di maggiori introiti, senza alcun meccanismo di perequazione o coordinamento ed accentuando, in tal modo, lo squilibrio socio-economico del Paese.

© Riproduzione riservata

vota