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Formazione, il diploma non basta

del 26/03/2010
di: La Redazione
Formazione, il diploma non basta
I nuovi istituti tecnici non prepareranno più i futuri professionisti periti industriali. Perché, il diploma della scuola di domani, non costituirà più un titolo sufficiente per accedere agli albi professionali e quindi esercitare una libera professione. Che sarà appannaggio, così come detta la disciplina europea, di coloro che oltre al diploma scolastico avranno in tasca un titolo di formazione universitario triennale o post-secondario equivalente. Non ha alcun dubbio in merito Giuseppe Jogna, presidente del Cnpi, neanche nel definire questa formazione «non più terminale per l'esercizio di una libera professione intellettuale», soprattutto dopo la conferma che, in questo senso, è arrivata proprio da chi sugli schemi di regolamento ha messo le mani. In un incontro avvenuto, infatti, solo pochi giorni fa, presso la sede del ministero dell'istruzione, i due direttori generali all'istruzione Mario Dutto e Maria Grazia Nardiello hanno ribadito e confermato questa linea: la nuova istruzione tecnica che entrerà in vigore già dalle prime classi del prossimo anno scolastico non rilascerà più un titolo spendibile ai fini della professione. Una precisazione, per Jogna, quanto mai necessaria in un momento in cui le interpretazioni che circolano in questo senso anche su molti organi di stampa, hanno dato luogo a confusioni ed errori.

Domanda: Presidente era necessario tornare ancora sul riordino degli istituti tecnici?

Risposta: Assolutamente sì, perché come accade quando viene approvata una riforma, le novità introdotte lasciano spazio ad interpretazioni senza limiti e ognuno si sente legittimato a dire la sua.

D. Cioè?

R. Mi riferisco cioè a chi continua a sostenere che il nuovo titolo che l'istruzione tecnica rilascerà, avrà valore ai fini dell'accesso ad una professione regolamentata, e quindi al praticantato, all'esame di stato. E la cosa che mi stupisce ancora di più è che a fare queste dichiarazioni errate siano dirigenti scolastici regionali.

D. E il ministero dell'istruzione invece cosa dice?

R. Noi periti industriali, geometri e periti agrari siamo stati ricevuti dai due direttori generali del ministero che hanno confermato inequivocabilmente ciò che andiamo dicendo da mesi: la nuova istruzione tecnica non è più inquadrabile come scuola terminale. Il titolo rilasciato di diploma di istruzione tecnica farà certamente chiarezza rispetto alla confusione presente che identifica con lo stesso titolo quello scolastico e quello professionale, ma non sarà spendibile ai fini dell'accesso agli albi. Titolo scolastico e professionale sono due cose da tempo molto diverse.

D. Ci può spiegare qual è la differenza?

R. La differenza sta tutta nella differenza di definizione tra professione, in senso generale e professione intellettuale: la prima forma i soggetti che operano nel vasto campo della produzione, la seconda ha una prerogativa diversa e come tale deve essere trattata, perché dispone della capacità creativa.

D. E chi vorrà esercitare la professione quindi che dovrà fare?

R. Semplice: continuare a studiare dopo il diploma scolastico. Del resto sono le stesse direttive europee a dire che per esercitare una libera professione è necessario avere almeno una laurea triennale o un periodo di formazione post-secondaria equivalente.

D. E i futuri diplomati che futuro avranno?

R. La scuola li prepara per il vasto campo della produzione quella manifatturiera, dei servizi o delle imprese.

D. Quindi di fatto questa riforma porterà a esercitare la professione su due livelli, quello triennale e quello quinquennale?

R. Esatto ed è il suo miglior pregio. La riforma persegue il serio e intelligente proposito di uniformare il sistema di formazione e classificazione delle professioni intellettuali tecniche in soli due livelli formativi. Anche perché concepire un terzo livello vorrebbe dire tagliare fuori dal panorama delle professioni intellettuali i futuri tecnici che usciranno da questi istituti.

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