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Nuova qualifica per i trasfertisti

del 24/12/2013
di: La Redazione
Nuova qualifica per i trasfertisti
Si delinea una nuova figura di lavoratore trasfertista che non manca di creare grandi dubbi applicativi e gravami ad aziende già a confronto con la crisi.

Nella recente sentenza n. 22796 del 7 ottobre 2013 la Corte di cassazione, occupandosi di trasferta e di lavoratori trasferisti, supera le indicazioni fino ad ora fornite dall'Amministrazione finanziaria, dal Ministero del lavoro e dall'Inps.

Fino ad oggi, non essendo stato emanato il decreto ministeriale di individuazione delle categorie di lavoratori trasfertisti il riferimento per queste figure era in particolare la circolare 326/E del dicembre 1997 che individuava i trasfertisti: nella mancata indicazione nel contratto e/o lettera di assunzione della sede di lavoro; nello svolgimento di una attività lavorativa che richiedeva la continua mobilità; nella corresponsione di indennità o maggiorazioni di retribuzione in misura fissa senza distinguere se il dipendente si era effettivamente recato in trasferta e dove si era svolta tale trasferta.

La trasferta è intesa dalla giurisprudenza quale cambiamento provvisorio del luogo in cui il lavoratore svolge le sue mansioni; il lavoratore trasfertista invece è colui che si impegna, per contratto, a prestare la propria attività in luoghi sempre diversi.

L'esatta qualificazione delle due fattispecie ha importanti conseguenze sotto il profilo del trattamento fiscale e contributivo delle somme percepite. Al lavoratore inviato in trasferta si applica il regime agevolato di cui all'art. 51, comma 5 del dpr 917/1986; le indennità e le maggiorazioni retributive corrisposte ai lavoratori trasferisti sono invece imponibili nella misura del 50% del loro ammontare (art. 51, comma 6, Tuir).

Secondo la Suprema corte, essenziale per l'applicazione di questo speciale regime è la modalità di esercizio dell'attività lavorativa, in luoghi sempre diversi, a prescindere dalla corresponsione variabile ed occasionale dell'indennità; è dunque irrilevante che il compenso sia correlato alla trasferta ovvero sia attribuito per tutti i giorni retribuiti senza distinguere se i lavoratori si siano effettivamente recati in trasferta e senza controlli su tempi, luoghi e modalità delle trasferte.

Per applicare il regime di assoggettamento al 50% di cui all'art. 51 comma 6 Tuir non è necessario che le indennità vengano corrisposte al trasfertista in misura fissa e continuativa, rileva che la sede aziendale è «solo utilizzata per la mera predisposizione di quanto occorrente, ogni mattina, prima di partire per i vari cantieri di lavoro».

Con questa sentenza la figura di lavoratore trasfertista è definita guardando alle modalità di esercizio della prestazione lavorativa e non più alle modalità di erogazione dell'indennità, occasionale ovvero in misura fissa non strettamente legata alla trasferta e trascurando completamente la volontà manifestata delle parti nella definizione delle modalità di espletamento del rapporto di lavoro liberamente instaurato.

Orientamento questo che, se confermato, porterà ulteriori gravami alle aziende di settori già fortemente penalizzati dalla crisi.

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