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Assegno di invalidità, stop ai non residenti

del 24/12/2013
di: di Leonardo Comegna
Assegno di invalidità, stop ai non residenti
Le prestazioni per invalidità civile possono essere pagate dall'Inps solo se il soggetto interessato abbia dimora effettiva, stabile e abituale in Italia. Lo precisa lo stesso ente di previdenza nel messaggio n. 20966/2013 in risposta ad alcune richieste di chiarimenti da parte delle proprie strutture territoriali.

I dubbi. Numerosi uffici periferici, si legge nella nota, hanno chiesto chiarimenti e indicazioni in merito al requisito della residenza ai fini del riconoscimento delle prestazioni d'invalidità civile (pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili; pensioni e indennità ai sordomuti e ai ciechi civili). Al riguardo, osserva la sede centrale dell'Istituto, ai sensi dell'art. 43 del codice civile, la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. L'interpretazione giurisprudenziale ha sempre privilegiato la situazione di fatto, intesa come l'effettiva presenza del soggetto in un determinato luogo, rispetto all'elemento soggettivo, cioè all'intenzione di dimorarvi, che viene presunta fino a prova contraria. Pertanto, il requisito della residenza deve ritenersi soddisfatto in caso di dimora effettiva, stabile e abituale in Italia del soggetto interessato.

Normativa comunitaria. Peraltro, continua il messaggio, anche in ambito comunitario (art. 70 del Regolamento Ce n. 883/2004) viene confermato il carattere dell'inesportabilità di tali prestazioni, che possono essere erogate esclusivamente nello stato membro in cui gli interessati risiedono, in base ai criteri previsti dalla legislazione nazionale, e che sono a carico dell'istituzione del luogo di residenza. Gli uffici periferici sono quindi tenuti alla verifica e controllo dell'effettiva dimora dell'interessato in Italia e devono procedere alla sospensione della prestazione di invalidità civile in caso risulti la permanenza fuori dal territorio italiano per un periodo superiore a sei mesi, a meno che non ricorrano gravi motivi sanitari idoneamente documentati da parte dell'interessato (per esempio, interventi terapeutici, ricoveri, cure specialistiche da effettuarsi presso strutture sanitarie estere; esigenza di assistenza continua da parte di un familiare residente all'estero; esigenza di acquisire farmaci disponibili fuori dal territorio italiano ecc.). Ai fini della verifica in discorso vanno promossi accertamenti presso il comune in cui risulta l'iscrizione anagrafica, con l'ausilio della polizia locale. Occorre inoltre effettuare controlli tramite l'acquisizione di documentazione attestante la permanenza o meno sul territorio italiano (visti d'ingresso o di uscita sul passaporto, dichiarazioni del consolato), richiedendo, ove occorra, la collaborazione dell'autorità di pubblica sicurezza. Decorso un anno dalla sospensione e verificato il permanere della mancanza del requisito della residenza, si deve procedere alla revoca del beneficio.

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