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Ivie-Ivafe comunque dichiarate

del 24/12/2013
di: di Duilio Liburdi
Ivie-Ivafe comunque dichiarate
Nessun limite minimo di dichiarazione per le attività detenute all'estero nel quadro RW a partire da Unico 2014 e valorizzazione secondo i criteri previsti per il pagamento delle imposte estere. Ai fini del rendimento delle attività in questione continua a operare la presunzione prevista nel 2009 in relazione alle detenzioni in stati o territori black list. Nessuna esclusione dagli obblighi di monitoraggio anche quando le imposte estere quali Ivie o Ivafe non risultano dovute. Sono alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 38 dell'Agenzia delle entrate di ieri, con la quale l'amministrazione ha fornito i propri chiarimenti alla luce delle modifiche normative apportate alla disciplina sul monitoraggio fiscale dalla legge n. 97 del 2013, nonché per effetto di quanto precisato nel provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 18 dicembre scorso.

Soggetti obbligati al monitoraggio e limite degli investimenti. La norma conferma gli obblighi a cui sono tenuti i soggetti residenti in Italia secondo la definizione recata dall'articolo 2 del Tuir e dunque tenendo conto anche di quanto previsto dal comma 2 bis della medesima. Oltre all'introduzione e ai chiarimenti in tema di titolare effettivo, la circolare chiarisce un concetto che si poteva ricavare sia dalle previsioni normative, sia da quanto contenuto nel provvedimento e cioè l'eliminazione del limite dei 10 mila euro al termine del periodo di imposta come requisito essenziale al fine di soddisfare gli obblighi di compilazione del quadro RW. In relazione a tale aspetto, il documento di prassi precisa come l'eliminazione di tale limite comporta un obbligo dichiarativo anche se, alla fine del periodo di imposta, l'investimento è di ammontare inferiore ai 10 mila euro. È indubbio come questa modifica normativa può comportare un «appesantimento» degli obblighi dichiarativi ma, in generale, si dovrebbe ancora far riferimento al concetto di investimento significativo soprattutto per quanto concerne gli investimenti patrimoniali diversi dagli immobili.

Valorizzazione delle attività. Come era possibile ricavare dal contenuto del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, la nuova previsione normativa in tema di monitoraggio fiscale ha comportato il fatto che in un solo quadro della dichiarazione dei redditi confluiranno tutte le informazioni afferenti ai beni che i soggetti residenti in Italia detengono all'estero sia in termini di monitoraggio, sia di eventuale assoggettamento a Ivie e o a Ivafe. Posto che sostanzialmente nessuna limitazione è posta in relazione alla tipologia di attività che deve essere evidenziata in sede di dichiarazione dei redditi, anche con riferimento a quelle che sono detenute per il tramite di fiduciarie non residenti, è sostanzialmente indifferente che le stesse siano produttive o meno di reddito imponibile in Italia. Si afferma nella circolare come l'obbligo in questione sussista anche nel caso in cui sussista una capacità produttiva di reddito anche solo potenziale e dunque eventuale e lontana nel tempo derivante dalla alienazione o dallo sfruttamento del bene. In generale, per le attività sia finanziarie che patrimoniali, devono essere riportate le consistenze degli investimenti all'inizio del periodo di imposta nonché alla fine del medesimo periodo nonché il periodo di possesso. In altri termini, è evidente che questo tipo di indicazione in via indiretta potrebbe rappresentare una sorta di richiesta e di dato legato ai trasferimenti, fattispecie che non è più richiesta in considerazione dell'eliminazione della sezione III del quadro RW. Quindi un numero di dati in termini di investimento maggiormente significativo rispetto al passato.

Più in particolare, i criteri di valorizzazione delle attività seguono i requisiti previsti ai fini Ivie e Ivafe ma, ai fini del monitoraggio fiscale, è irrilevante il fatto che le imposte estere siano o meno dovute. Per conseguenza, un conto corrente estero anche se di giacenza media inferiore ai 5 mila euro annui, dovrà essere evidenziato indicando, nel contempo, anche l'ammontare massimo raggiunto nell'anno oltre ai valori iniziali e finali.

Presunzione di fruttuosità. Su questo aspetto, da un lato la circolare ricorda come rimangano ferme le disposizioni contenute nel dl 167 del 1990 rammentando, nello stesso tempo, che continua a operare quanto previsto dall'articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2009 in tema di presunzione di fruttuosità, in virtù del quale la disponibilità di attività estere in stati o territori black list è considerata alla stregua di un reddito non assoggettato a tassazione in Italia salvo prova contraria. È questa una disposizione estremamente incisiva introdotta nel momento in cui si prorogava lo scudo fiscale e che era, di fatto, un incentivo alla sanatoria di allora.

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