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Quadro RW anche con un euro

del 24/12/2013
di: di Francesco Squeo
Quadro RW anche con un euro
L'obbligo di compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi scatta anche solo per la detenzione all'estero di un euro per un solo giorno. Inoltre, chi ha quote societarie in un paradiso fiscale dovrà mettersi praticamente a nudo: dovrà infatti dichiarare non più il valore nominale della quota, ma tutti gli attivi detenuti dalla società, in dettaglio per tipologia di attività e investimento. È quanto emerge dalla circolare n. 38/E di ieri dell'Agenzia delle entrate che chiarisce l'operatività della nuova normativa sul monitoraggio fiscale, a seguito dell'introduzione dell'art. 9 della Legge europea n. 97/2013, efficace a decorrere dal 4 settembre 2013.

Viene previsto sui contribuenti residenti, l'obbligo di dettagliare il valore complessivo di quanto detenuto all'estero per il tramite di società o entità giuridiche localizzate in paradisi fiscali, altrimenti non conoscibile. In assenza di adempimento scatta la sanzione raddoppiata, in misura dal 6 al 30% del valore non dichiarato. Allo scopo, per esigenze di semplificazione, il contribuente indica nel quadro RW, per ciascuna società localizzata ivi, il valore complessivo di tutte le attività finanziarie e patrimoniali di cui risulta essere il titolare effettivo, predisponendo e conservando, nei termini di prescrizione dell'accertamento raddoppiati rispetto agli ordinari, un apposito prospetto in cui devono essere indicati i valori delle singole attività.

Detto prospetto deve essere esibito o trasmesso, su richiesta, all'Amministrazione finanziaria.

Il ragionamento logico alla base del provvedimento è il seguente: i Paesi e i territori non trasparenti sovente vanificano, stante l'assenza di collaborazione, il perseguimento dell'effettivo esercizio del potere di controllo di quanto detenuto all'estero da contribuenti residenti e perciò suscettibile di generare redditi imponibili in Italia. Ma, ancor peggio, è lo stesso patrimonio detenuto all'estero ad essere stato, nella gran parte dei casi, originato da reddito evaso al fisco. In tale solco si incardina l'azione dell'Agenzia delle Entrate, di contrasto alle frodi internazionali, queste ultime perpetrate attraverso l'illecito trasferimento e/o la detenzione all'estero di attività produttive di reddito. Come anticipato, la nuova normativa, indotta dalla procedura d'infrazione avviata dalla Commissione europea, semplifica gli adempimenti dichiarativi, estendendo al contempo l'applicazione della stessa ai cosiddetti titolari effettivi, come indicati dall'art. 1, comma 2, lett. u) dell'allegato tecnico al dlgs n. 231/2007, in materia di antiriciclaggio.

Ai fini della determinazione dei Paesi non collaborativi, la circolare n. 38/E chiarisce che nelle more della pubblicazione della lista dei paesi c.d. white list, di cui all'art. 168 comma 1, del Tuir, occorre fare riferimento ai Paesi e territori diversi da quelli di cui al dm 4 settembre 1996 e successive modifiche, nonché dei Paesi che, coerentemente alle convenzioni contro le doppie imposizioni, consentono un adeguato scambio di informazioni con l'Italia (si vedano le tabelle in pagina).

A partire dal periodo d'imposta 2013, vengono così perforati gli investimenti e le attività finanziarie detenute mediante società ed entità giuridiche localizzate in Paesi non collaborativi. Gli stessi conti correnti e i libretti di risparmio detenuti ivi, prevedono ora l'obbligo di indicare l'ammontare massimo, raggiunto nel corso del periodo d'imposta. Invero, mediante l'approccio cosiddetto «look through», i detentori e/o i titolari effettivi sono tenuti a dichiarare i valori complessivi di tutti gli asset riferibili a dette società e/o entità giuridiche, con altresì la specificazione della percentuale di partecipazione. In via generale, e quindi rispetto a quanto detenuto all'estero, non è più previsto un limite di importo al di sopra del quale scatti l'obbligo dichiarativo né il precedente riferimento al «termine del periodo d'imposta»: in buona sostanza, anche un euro detenuto all'estero per un solo giorno fa scattare l'obbligo all'adempimento con la correlata compilazione del quadro RW. Si sottolinea che il concetto di titolare effettivo, diversamente dalla normativa antiriciclaggio, opera anche con riferimento a soggetti diversi dalle persone fisiche, essendo esteso, chiarisce la circolare, a coloro i quali sono tenuti agli adempimenti dichiarativi tout-court, perciò includendo, tra l'altro, gli enti non commerciali, i trust non commerciali, le società semplici e i soggetti equiparati se residenti in Italia. La circolare ripercorre taluni passaggi rilevanti ai fini della determinazione della residenza fiscale in Italia, con riferimento puntuale ai soggetti verso i quali trova applicazione la disciplina. È da rammentare che una volta acquisita la residenza nel corso d'imposta, questa dispiega effetto in maniera retroattiva a partire dall'inizio dell'anno solare perciò abbracciando l'intero periodo d'imposta in cui la residenza è stata acquisita: ciò rileva anche ai fini del monitoraggio e più propriamente della determinazione delle consistenze iniziali e della sottesa valorizzazione.

Inoltre, la circolare ripercorre taluni passaggi rilevanti ai fini della determinazione dei soggetti richiesti di compilare il quadro RW (ambito soggettivo): è il caso di coloro i quali detengano diritti reali, abbiano attività estere in comunione o cointestate, nonché qualora titolari della disponibilità o possibilità di movimentazione delle stesse; ancora, le posseggano mediante interposta persona, anche mediante società fiduciarie estere ovvero soggetti esteri fittiziamente interposti, che ne risultino formalmente intestatari. Il possessore «formale» è anch'esso richiesto, se residente, di compilare il dichiarativo.

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