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Il registro riapre le porte ai commercialisti

del 21/12/2013
di: La Redazione
Il registro riapre le porte ai commercialisti
Mentre il ritorno dell'equipollenza tra l'iscrizione all'albo dei commercialisti e al registro dei revisori si prepara a superare l'ostacolo di Montecitorio, il registro dei revisori riapre le porte a nuovi accessi. Dopo una paralisi di oltre un anno e mezzo, infatti, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, la Ragioneria dello stato ha firmato uno dei primi decreti di accettazione per l'iscrizione al registro di un giovane commercialista iscritto all'albo e in possesso di tutti i requisiti. Si tratta di uno di quei 3 mila soggetti che da giugno 2012 si erano visti negare l'iscrizione per un errore di interpretazione della norma da parte del ministero dell'economia, poi sanata da un passaggio al dl 126/13. Se, quindi, i «vecchi» soggetti possono dormire sonni tranquilli, per il futuro le cose potrebbe andare ancora meglio visto che nel decreto legge in questione, da convertire in legge entro il 31 dicembre, è contenuto un emendamento ormai blindato e approvato dai senatori, che ripristinerà l'iscrizione automatica dei dottori commercialisti al registro dei revisori. Se la Camera approverà il testo (sono molte le discussioni sul decreto in questione) quindi la partita sull'equipollenza potrà dirsi conclusa. Con molta soddisfazione delle sigle sindacali di categoria (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico) che riunite in coordinamento unitario, auspicano «possano essere accantonati gli interessi di parte e salvaguardato un principio di giustizia». Al di là dell'equipollenza e delle nuove iscrizioni, resta però complicata la gestione della prima formazione per la farraginosità delle procedure telematiche. Complicazione testimoniata anche dai numeri. Secondo i dati pubblicati sul sito della Ragioneria generale dello stato, questa nel 2013 ha lavorato ad appena 3 mila pratiche, a fronte delle 35 mila esaminate ogni anno dal Consiglio nazionale, per un totale di oltre 213 mila spalmate nei sei anni di gestione del registro, dal 2006 al 2012. C'è, poi, il capitolo spese, e in particolare della perdita economica per lo stato di circa 2 milioni di euro l'anno dopo il passaggio del registro alla Ragioneria. Il Cn, infatti, incassava ogni anno circa 4 milioni di euro derivanti dal contributo annuale per iscritto, pari a oltre 22 milioni di euro per i 6 anni. Se da questa cifra si scorporano gli 8 milioni di euro di costi sostenuti dalla società per la gestione, rimangono i 14 milioni che il Cn riversava al ministero dell'economia. Si tratta di oltre 2 milioni di euro ogni anno. Resta da vedere cosa succederà nel futuro, visto che per ora il numero degli iscritti, e quindi del contributo, si è dimezzato nell'ultimo anno. Dalla conclusione della prima formazione infatti è emerso che ad ottobre 2013 sui 151 mila 664 revisori e 455 società, solo 76.686 revisori e 291 società di revisione legale hanno portato a termine la pratica per l'aggiornamento telematico dei dati.
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