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Innovazione sempre più green

del 20/12/2013
di: di Loredana Capuozzo
Innovazione sempre più green
L'innovazione è sempre più green. Sono aumentati al ritmo medio del 5,4% all'anno i brevetti italiani a tecnologia «verde» registrati in Europa nell'ultimo quinquennio. Perché nell'ecosostenibilità c'è la risposta per andare oltre la crisi. E sono in tanti a crederci. Anche per questo tra il 2008 e il 2012, nonostante un generale calo del 3,6% medio annuo delle domande tricolore di registrazione presso gli uffici europei, i brevetti green appaiono decisamente in controtendenza. Fuori dal «coro» sono pure le innovazioni nelle «tecnologie abilitanti», le cosiddette Key Enabling Technologies che, nello stesso arco temporale, hanno fatto registrare un tasso annuo di crescita dell'1,1%. Un dato quest'ultimo tutt'altro che marginale, se si tiene conto che le Ket sono ritenute capaci di innescare processi di innovazione accelerata in modo trasversale in più settori produttivi. Ad accendere i riflettori sui frutti dell'ingegno italico è stato il Forum dell'Innovazione delle Camere di commercio organizzato nei giorni scorsi a Milano da Unioncamere con la collaborazione della Camera di commercio del capoluogo lombardo. Ed è proprio la Lombardia la regione italiana a detenere il record (35,2%) delle domande italiane di brevetto europeo presentate negli ultimi dieci anni. A distanza, ma con una quota ancora a due cifre, seguono Emilia- Romagna (15.6%), Veneto (11.9%) e Piemonte (11.4%). Solo in queste quattro regioni si concentra, dunque, quasi 75% dell'attività degli Archimede nel nostro Paese. Sono le imprese ad avere una maggiore vena creativa. Proviene dalle aziende italiane, infatti, oltre l'85% delle richieste di brevetto europeo presentate dal Belpaese tra il 1999-2012. Una percentuale che per gli Enti e Università scende al 2,5%, ma è in costante aumento. In dieci anni la loro quota è passata dall' 1,0% del 1999 al 3,2% del 2012. Ed è proprio da un più stretto rapporto tra ricerca pubblica e imprese che possono nascere importanti sinergie vitali per lo sviluppo produttivo. Perché l'attività brevettuale di Enti e Università è maggiormente concentrata su campi di applicazione altamente tecnologici come le biotecnologie, i prodotti farmaceutici, gli strumenti e tecnologie di misura, la chimica organica fine, le tecnologie medicali. Mentre le aziende italiane sono più dinamiche su elementi di «soft innovation» che riguardano il marketing, il design, l'organizzazione. L'innovazione non è infatti solo un fatto meramente tecnologico ma è anche un fattore organizzativo, commerciale e culturale. Non è un caso dunque che, secondo l'Innovation Union Scoreboard della Commissione europea, l'Italia si collochi al di sopra della media per numero di domande di registrazione dei brevetti relativi ai disegni industriali. Eppure da una maggiore interazione tra mondo imprenditoriale, ricerca universitaria e centri pubblici di ricerca potrebbero nascere nuove importanti opportunità di sviluppo per il sistema produttivo. Perché l'applicazione industriale dell'opera di ingegno figlia della ricerca pubblica può essere alla base della nascita di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto o di nuovi processi innovativi. Per questo Unioncamere, Cnr e la Fondazione Cotec hanno di recente unito le forze per rendere maggiormente fruibili alle pmi i brevetti originati dalle principali strutture pubbliche di ricerca in Italia. A questo scopo è allo studio un sistema informativo strutturato che anche attraverso l'utilizzo di un linguaggio più immediatamente comprensibile porti l'innovazione a «casa» delle imprese. È questa una delle tante iniziative del Sistema camerale per promuovere l'innovazione e il trasferimento tecnologico alle imprese. Un'attività che la riforma camerale del 2010 ha assegnato tra i compiti e le funzioni fondamentali delle Camere di commercio. Un impegno che gli enti camerali hanno preso molto seriamente, nella consapevolezza che innovare sia una condizione imprescindibile per crescere.
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