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Fotovoltaico più tassato

del 20/12/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Fotovoltaico più tassato
Cessione futura degli impianti fotovoltaici, qualificabili come immobili, fuori del campo Iva con imposta di registro proporzionale al 9%. Impianti fotovoltaici “integrati”, realizzati su aree di pertinenza o su fabbricati o unità censite in catasto, con obbligo di rideterminazione della rendita dell'unità immobiliare quando la redditività ordinaria è pari o supera il 15%. E riconoscimento della ruralità agli immobili ospitanti impianti realizzati su fondi agricoli. Queste alcune delle numerose precisazioni fornite con la circolare n. 36/E di ieri dall'Agenzia delle Entrate sul tema dell'inquadramento e della fiscalità degli impianti fotovoltaici.

Per l'agenzia questi impianti si devono considerare beni immobili quando gli stessi configurano una centrale di produzione dell'energia rinnovabile autonoma che può essere censita nelle categorie catastali “D/1” (opifici) o “D/10” (fabbricati rurali strumentali), se in possesso dei requisiti di ruralità, di cui al comma 3-bis, art. 9, dl 557/1993 (circ. n. 38/E/2010), in quanto questi ultimi destinati all'esercizio delle attività agricole e connesse, di cui all'art. 2135 c.c.. Al contrario si devono considerare beni mobili quando gli impianti possono essere trasferiti da un punto all'altro senza perdere le proprie caratteristiche e l'operazione non comporta oneri talmente consistenti da rendere l'operazione antieconomica. Con riferimento agli impianti integrati, che incrementano il valore dell'immobile, si rende necessario presentare, a cura del proprietario o del titolare di diritti reali o di altro interessato, una dichiarazione di variazione, quando l'incremento di valore o la redditività ordinaria aumentano di una percentuale pari o superiore al 15%; non devono essere presentate variazioni quando la potenza nominale non supera i 3 chilowatt per ogni unità immobiliare, la potenza nominale complessiva non risulta superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari servite dall'impianto e, per quelle installate sul suolo, quando il volume individuato nell'intera area è inferiore a 150 metri cubi. Se l'impianto si qualifica come bene mobile, il coefficiente di ammortamento da applicare è pari al 9% (centrali termoelettriche) e gli ammortamenti sono deducibili ai sensi dell'art. 102, dpr 917/1986. Se, al contrario, l'impianto è qualificabile come immobile, il costo è deducibile a titolo di ammortamento per le persone fisiche e giuridiche titolari di reddito d'impresa, mentre per i lavoratori autonomi la deducibilità non è possibile se l'acquisto è avvenuto dopo il 31/12/2009. Con riferimento all'Iva, agli acquisti e alla realizzazione degli impianti si rende applicabile l'aliquota ridotta al 10%, se gli stessi sono composti da determinati componenti (CEI 82-25) e se sono in grado di produrre energia tale da potere essere immessa nella rete di distribuzione. Alla cessione degli impianti, configurabili come beni immobili, si rende applicabile un trattamento differenziato dell'imposizione indiretta, in ragione all'applicazione o meno dell'Iva, soprattutto quando l'impianto è classificabile come immobile strumentale (art. 10, dpr 633/1972). Se la cessione non è soggetta a Iva, l'imposta di registro si rende applicabile in misura proporzionale (7% fino alla fine dell'anno e 9% a partire dal prossimo anno), oltre alle imposte ipotecaria e catastale nella misura, rispettivamente, del 2% e dell'1%, mentre se la cessione è soggetta a Iva, l'atto sconta l'imposta di registro in misura fissa e le ipo-catastali, rispettivamente, nella misura del 3% e dell'1%. Infine, con riferimento alla disciplina delle società di comodo, è sempre possibile presentare un'istanza di disapplicazione soprattutto in presenza della “vendita indiretta” (tramite gestore), sostenendo che i prezzi sono determinati sulla base di contratti che ne impongono il prezzo.

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