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Giganti del web, tripla morsa

del 20/12/2013
di: di Valerio Stroppa
Giganti del web, tripla morsa
Obbligo di aprire partita Iva italiana per le aziende straniere che vogliono vendere pubblicità online. Incassi necessariamente con modalità tracciabili, garantendo piena trasparenza sul volume d'affari conseguito. E prezzi di trasferimento nelle operazioni con la controllante estera determinati utilizzando indicatori di profitto non più connessi ai costi sostenuti per lo svolgimento delle proprie attività in Italia (solitamente piuttosto bassi), ma ai ricavi realizzati. Il risultato sarà quello che le multinazionali di internet pagheranno all'erario più tasse. Ma la compatibilità della «web tax» con la normativa comunitaria in materia di libertà di circolazione di beni e servizi è tutta da valutare. Lo ha evidenziato il servizio studi della camera, dopo che in commissione bilancio è stata approvata la riscrittura dell'emendamento alla legge di stabilità. Su cui oggi sarà votata la fiducia e che sarà definitivamente approvata lunedì dal senato. E a prima vista anche la Commissione Ue esprime «seri dubbi» sul nuovo meccanismo fiscale. Ad affermarlo è stata ieri sera Emer Traynor, portavoce del commissario europeo al fisco, il lituano Algirdas Semeta, pur sottolineando che il giudizio definitivo di Bruxelles arriverà solo dopo l'adozione finale del testo. Secondo Traynor la tassa «sembrerebbe andare contro le libertà fondamentali e i principi di non discriminazione stabiliti dai trattati. Incoraggiamo il governo italiano a garantire che le nuove misure legislative siano pienamente compatibili con le norme Ue». La web tax è stata ammorbidita rispetto alla sua formulazione originaria, eliminando il riferimento anche alle operazioni di commercio elettronico. L'articolo 17-bis che sarà introdotto nel dpr n. 633/1972, quindi, si applicherà solo nelle cessioni di spazi pubblicitari online e link sponsorizzati. I risultati visualizzabili sulle pagine dei motori di ricerca sul territorio italiano dovranno essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti (editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario) titolari di una partita Iva rilasciata dalle Entrate. L'altra disposizione inserita in sede referente stabilisce che, ferme restando le norme in materia di stabile organizzazione sancite dal Tuir e dalle convenzioni, ai fini dell'individuazione del valore normale nelle operazioni intercompany «le società che operano nel settore della raccolta di pubblicità online e dei servizi a essa ausiliari sono tenute a utilizzare indicatori di profitto diversi da quelli applicabili ai costi sostenuti per lo svolgimento della propria attività». Per evitare l'aggravio tributario, le aziende potranno avviare la procedura di ruling con l'Agenzia delle entrate, condividendo ex ante le politiche di prezzi praticate, nonché eventuali royalties e altri flussi finanziari con la casa madre.

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Il testo del ddl sul sito...

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