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Sviluppo e futuro energetico dell'Italia

del 19/12/2013
di: Carlo De Masi Segretario generale Flaei Cisl
Sviluppo e futuro energetico dell'Italia
Vogliamo orientare uno sguardo attento sull'economia, sul settore elettrico, sulla strategicità delle reti, puntando l'occhio vigile della Flaei per non perdere mai di vista i mille segnali, che provengono dal mondo del lavoro, decodificandoli, facendone piattaforma contrattuale e sociale.

Sosteniamo la necessità di essere sindacato della conoscenza: una organizzazione che apprende e si fa sismografo dei mutamenti, perché la velocità dei cambiamenti travolge tutto, con il rischio di ritrovarci nudi rispetto a una realtà che non si è stati in grado di comprendere.

Siamo di fronte a qualcosa di mai visto prima per dimensioni, effetti sociali e mancanza di vie d'uscita. La politica ha smesso di orientare, di stabilire, di decidere, in questo modo l'economia e il lavoro sono divenute le vittime sacrificali di tale malagestione.

Dobbiamo smettere di essere prigionieri del debito pubblico, ostaggio della Germania e sottoposti a un europeismo che invece di portare giovamento e aggregazione ha solo imposto tagli e tassazioni. L'Unione europea è, oggi, una realtà che contrasta le logiche di ripresa e di sviluppo economico ed è in antitesi agli ideali solidaristici dei suoi padri fondatori. Questo ribaltamento dei principi alla base dell'Europa richiede una risposta adeguata, perché il cambio della scena è accompagnato da un ritorno della povertà, della disoccupazione e di un futuro a rischio.

Siamo chiamati a individuare gli obiettivi essenziali per una società giusta, che determinino le fondamenta di uno stato capace di crescere economicamente e fare della ricchezza uno strumento per il benessere della persona e della comunità: il lavoro, le risorse, la democrazia e le istituzioni, le politiche d'impresa e di sviluppo, la politica internazionale, la globalizzazione dell'azione sindacale.

La crisi ha portato al pettine, nel settore elettrico, i nodi irrisolti cumulatisi negli anni a seguito dei processi di liberalizzazione e di privatizzazione mal gestiti e incontrollati. Il varo del mercato dell'energia elettrica non si è tradotto in vera competizione: la quantità di elettricità effettivamente contendibile si è gradualmente ridotta fino a scendere sotto la soglia del 50% in valore, con un calo di dieci punti percentuali in soli quattro anni. Per cui si è venuto a creare un pesante disequilibrio tra coloro che operano in condizioni di piena energia e i comparti sussidiati.

Questi macro trend stanno mettendo in crisi le aziende elettriche in un quadro di forte instabilità del sistema. Le trasformazioni del mercato elettrico italiano sono fortemente influenzate dalla riduzione dei consumi e dai prezzi dell'energia più elevati di quelli europei. Alcuni terminali di rigassificazione e gasdotti, così come la costruzione di quattro-cinque centrali a carbone pulito potrebbero agire in modo positivo, sul contenimento dei prezzi, sulla crescita sull'occupazione. È necessario, tuttavia, percorrere una via italiana alla Green Economy, attraverso la ricerca e l'innovazione tecnologica, per creare filiere di indotto e green jobs, anche rispetto alle smart grid, smart city, domotica e mobilità elettrica. La politica economica nazionale rischia di naufragare quando le risorse strategiche dipendono da decisioni estere. La nostra preoccupazione riguarda le grandi reti italiane dei servizi essenziali: comunicazioni, energia, acqua, trasporti. È necessario costituire una «società delle reti» a controllo pubblico con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e dei fondi previdenziali integrativi dei lavoratori.

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