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Imu-Bankitalia, ok a quote solo italiane

del 19/12/2013
di: Beatrice Migliorini
Imu-Bankitalia, ok a quote solo italiane
Via libera alla norma sull'italianità. I possessori di quote di Bankitalia dovranno avere sede legale e amministrazione centrale in Italia. Diminuisce, invece, dal 5 al 3% il tetto sul possesso delle quote. Esteso, infine, il periodo transitorio da 24 a 36 mesi. Queste le principali modifiche apportate al dl 133 (Imu Bankitalia) nel corso delle votazioni agli emendamenti, che si sono svolte ieri in Commissione finanze al Senato. Il testo definitivo, su cui non è escluso che venga posta la fiducia, è ora in procinto di essere licenziato da palazzo Madama. Il via libera dell'Aula è, infatti, programmato per oggi. Passa, quindi, la norma sull'italianità. Chi vorrà detenere quote di Banca d'Italia dovrà necessariamente avere sede legale e amministrazione centrale in Italia. Al Consiglio superiore dell'istituto sarà, poi, affidato il ruolo di verificare la professionalità e l'onorabilità delle compagini e dei rappresentanti dei soggetti detentori e candidati all'acquisto, con il potere di bloccare la vendita. «Ci aspettiamo che la disposizione susciti qualche perplessità», ha spiegato a ItaliaOggi il presidente della VI Commissione del Senato, Mauro Maria Marino, «ma abbiamo ritenuto opportuno inserirla ugualmente per dare un segnale importante». Via libera, poi, oltre al prolungamento del periodo transitorio da 24 a 36 mesi anche all'abbassamento dal 5 al 3% delle quote massime detenibili, direttamente o indirettamente, della proprietà di Bankitalia. A dichiarare la propria soddisfazione a termine dei lavori in Commissione, il relatore al decreto Federico Fornaro (Pd): «Abbiamo fatto uno straordinario lavoro in pochissimi giorni, il governo non ha blindato il provvedimento, ha accettato la riformulazione di numerosi emendamenti e, così facendo siamo riusciti a portare a termine i lavori nel modo migliore».

Ritirato, invece, l'emendamento, a firma dei relatori Federico Fornaro (Pd) e Andrea Olivero (Pi) che prevedeva la vendita dei terreni demaniali ai privati che avessero costruito sopra abitazioni e locali commerciali senza autorizzazioni. Questo passaggio aveva sollevato aspre polemiche, in quanto sembrava prefigurare un condono edilizio mascherato. «Non era certo l'obiettivo ma viste le interpretazioni abbiamo preferito ritirarlo e trasformarlo in un Ordine del giorno che impegna il governo a far redigere dall'Agenzia del demanio, entro sei mesi, una relazione dettagliata».

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