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Al Fisco il ritardo costa caro

del 19/12/2013
di: di Debora Alberici
Al Fisco il ritardo costa caro
Se il fisco non adempie prontamente alle sue obbligazioni incorre in serie conseguenze. Infatti, l'amministrazione che tarda a rimborsare le imposte deve risarcire il contribuente di tutti i pregiudizi sofferti, inclusi gli interessi e il maggior danno ex articolo 1224, secondo comma, del codice civile. Inoltre, la liquidazione può avvenire a opera delle commissioni tributarie.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 28332 del 18 dicembre 2013, ha accolto il ricorso di una banca che chiedeva il risarcimento dei danni sofferti in seguito al ritardo eccessivo nel rimborso dell'Ires.

In particolare l'istituto di credito aveva chiesto un rimborso dell'imposta cui aveva diritto. Dopo l'inerzia dell'amministrazione finanziaria si era rivolta alla Ctr del Lazio chiedendo il maggior danno, quello esistenziale e pure morale. La Ctr aveva respinto l'istanza motivando che la domanda di ristoro va respinta perché le norme tributarie, prima dell'Irpeg e oggi dell'Ires, non prevedono la corresponsione di altri interessi per i danni.

A questo punto la banca ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto. Ad avviso della sesta sezione civile, infatti, anche con riferimento alle pretese restitutorie vantate dal contribuente nei confronti dell'Erario opera il principio che, nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione pecuniaria, può liquidarsi il danno da svalutazione monetaria, sempre che il creditore deduca e dimostri che un tempestivo adempimento gli avrebbe consentito di impiegare il denaro in modo tale da elidere gli effetti dell'inflazione e salva l'applicazione, imposta dalla specificità della disciplina dell'obbligazione tributaria, di un particolare rigore nella valutazione del materiale probatorio.

La Commissione tributaria regionale della Capitale ha dunque errato, per gli Ermellini, nel ritenere non applicabile nel caso dell'obbligazione di rimborso il disposto del secondo comma dell'articolo 1224 c.c. in quanto non si può negare in astratto il diritto del contribuente al risarcimento del maggior danno da ritardo nel rimborso dell'imposta; salvo adottare particolare rigore nella valutazione della prova di tale danno.

Sul fronte del danno morale ed esistenziale chiesto dalla banca alla Ctr e con domanda reiterata di fronte al Collegio di legittimità con il secondo e il terzo motivo, la Suprema corte non dice proprio nulla se non che ritiene tali motivi accolti e assorbiti nel primo.

Si potrebbe pensare, a questo punto, che nel rinvio fatto al giudice tributario si debba tener conto anche della liquidazione di questi ulteriori pregiudizi.

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