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Il ravvedimento nel caso di bonifica

del 19/12/2013
di: di Simona D'Alessio
Il ravvedimento nel caso di bonifica
L'introduzione di due fattispecie di reato nel nostro ordinamento (inquinamento e disastro ambientale), per le quali si prevedono fino a 20 anni di reclusione. E l'opportunità di aderire al «ravvedimento operoso», in caso di bonifica dell'area danneggiata. È il contenuto del testo di legge unificato sui reati ambientali (composto dalle proposte bipartisan 957, 342 e 1814) che riceve con voto unanime il via libera della commissione giustizia di Montecitorio; fissato il termine per la presentazione degli emendamenti il 10 gennaio, le norme potrebbero arrivare a fine mese al voto dell'Aula. «Inserendo nel codice penale i delitti di inquinamento e di disastro ambientale ci allineiamo alle direttive europee che, già dal 2008, ce lo avevano richiesto, al fine di contrastare adeguatamente una serie di condotte criminali, punendo sia quelle dolose, sia quelle colpose», riferisce a ItaliaOggi Alfredo Bazoli (Pd), relatore del provvedimento insieme a Salvatore Micillo (M5S). E, prosegue, «siccome l'obiettivo delle misure è innanzitutto la tutela dei beni ambientali, abbiamo stabilito la possibilità di ottenere degli sconti di pena molto consistenti, qualora il responsabile del danneggiamento si attivi per evitare conseguenze gravi e, soprattutto, provveda a ripristinare lo stato precedente della zona, mettendola in sicurezza». Passaggio fondamentale, in seguito, sarà includere i due nuovi reati contro l'ambiente, «circoscritti e definiti nella maniera più chiara possibile», nella legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società. Il testo, chiarisce il deputato, «è suscettibile di modifiche e ha ampi spazi di miglioramento, specialmente su un aspetto: l'impianto sanzionatorio, che per l'inquinamento ambientale consiste nel carcere da uno a 5 anni e in una multa fino a 100 mila euro, mentre per il disastro ambientale si va dai 4 ai 20 anni di reclusione, è un po' eccessivo. Sono convinto», conclude Bazoli, che il lavoro in commissione ed in Aula «renderà il meccanismo molto più ragionevole». L'iniziativa, secondo Alessia Morani, responsabile giustizia del Pd, punta a difendere «cittadini, filiere agroalimentari ed attività legate ai territori».

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