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Basta con lo stress normativo

del 18/12/2013
di: La Redazione
Basta con lo stress normativo
Quello che si sta chiudendo è un anno terribile per l'economia italiana e i Commercialisti che sono i sensori di ciò che accede nell'economia reale ne sono consapevoli. «La crisi economica in atto, che accreditati analisti ritengono essere la più dura e diffusa della recente storia italiana, sta incidendo profondamente nella nostra professione richiedendoci un sempre maggiore impegno, in termini quantitativi e qualitativi. I Commercialisti vengono sottoposti a pressioni mai viste in anni passati, con una continua necessità di aggiornarsi, di studiare e di assistere le imprese, anche a volte per salvarle».

Parla chiaro, Mario Civetta, presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma, il più grande d'Italia.

Domanda. È un momento delicato e critico?

Risposta. Si afferma spesso che in Italia ogni categoria professionale tenda a recriminare sui propri disagi e sulla propria condizione. Ma guardando le cose con la massima oggettività possibile non posso non affermare che i Commercialisti siano fra le categorie professionali che maggiormente stanno risentendo della crisi. Da un lato siamo chiamati a fare i conti con un restringimento del mercato, imprese che chiudono, altre che hanno difficoltà a pagare le nostre prestazioni professionali; dall'altra subiamo lo stress di un certo caos normativo che sta contraddistinguendo la politica fiscale degli ultimi anni.

D. Questo è, forse, l'aspetto più preoccupante. Quello che vi disturba di più.

R. Sta diventando, purtroppo, un fenomeno patologico. Quello che è accaduto con l'ultima vicenda degli acconti e dell'Imu, oltre che sulla legge di stabilità, è sotto gli occhi di tutti. Il contribuente e i Commercialisti non solo sono stati chiamati a fare i conti con una pressione fiscale giunta a livelli insostenibili ma a questo contesto si è aggiunta l'incertezza costante su cosa bisognasse pagare, quanto e in che modo.

Siamo sottoposti a un vero e proprio stress normativo. Una serie di organismi internazionali, oltre che accreditati economisti, ripetono quasi quotidianamente che la pressione fiscale in Italia è troppo alta. La Banca d'Italia di recente ha certificato che è al 44 per cento, è al quarto posto nell'eurozona a pari merito con la Finlandia (44%) e dopo Belgio (47,3%), Francia (46,9%) e Austria (44,6%).

Questa situazione di per sé difficile è accompagnata dalla confusione normativa a tutti i livelli, dalle grandi operazioni societarie con i temi dell'abuso del diritto alla professione più comune con riferimento a prestazioni che dovrebbero essere semplici quali il calcolo degli acconti delle imposte o il calcolo dell'Imu, ma che a causa di un legislatore “schizofrenico” diventano dei veri rompicapo da risolvere in tempi impossibili per i professionisti che devono assistere i contribuenti. Basta pensare a quanto accaduto con l'Imu, i comuni hanno avuto oltre 11 mesi per stabilire le aliquote e le modalità di tassazione ed i contribuenti ed i loro professionisti hanno avuto 7 giorni per calcolare e pagare l'imposta. Una situazione veramente surreale!.

D. Siete la prima linea?

R. L'immagine della trincea è quella più efficace perché siamo in prima linea in un contesto in cui le imprese ci chiedono sempre maggiore dedizione.

La nostra professione si è attrezzata da tempo con la Formazione Continua, con l'apertura di canali di dialogo con tutte le istituzioni ma i nostri sforzi vengono incrinati dal caos e dall'incertezza generati da decisioni discontinue e non coerenti.

D. Le professioni in questo contesto vengono svilite, eppure i Commercialisti svolgono un ruolo chiave nel rapporto fra cittadini, imprese e amministrazione fiscale.

R. Sicuramente anche il tema della valorizzazione della nostra attività è una questione rilevante.

Purtroppo con la telematizzazione del rapporto con il Fisco si è perduto presso molti nostri clienti il reale apprezzamento delle tante prestazioni professionali che vengono richieste al commercialista che svolge la professione tradizionale di assistenza fiscale e contabile, e quindi non vengono adeguatamente remunerate aggravando la situazione già generalmente difficile.

Vale la pena richiamare un recente studio contenuto nel terzo rapporto dell'Adepp (l'Associazione delle Casse Previdenziali) secondo cui i Commercialisti hanno perso l'8,8% del loro reddito reale.

Come professionisti dobbiamo essere ottimisti e quindi l'augurio è che questo nostro grande e Bel Paese riesca ad intercettare la timida ripresa che sembra essere dietro l'angolo portando con se migliori risultati anche per noi professionisti.

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