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La formazione cambia registro

del 17/12/2013
di: La Redazione
La formazione cambia registro
Si stringono la maglie sulla formazione continua obbligatoria. L'intero puzzle sull'aggiornamento e lo sviluppo professionale continuo, introdotto dal dpr 137/2012 e normato con il «Regolamento per l'aggiornamento e sviluppo professionale» (in corso di pubblicazione sul Bollettino ufficiale del ministero della giustizia) e le relative Linee guida approvate dal Cnpi, si compone infatti di una serie articolata di tessere, di cui fanno parte anche i nuovi adempimenti necessari per l'accreditamento degli eventi e soprattutto di chi fa formazione. Perché se è vero che la legge prevede che i corsi possano essere organizzati, oltre che dai consigli provinciali, anche da altri soggetti esterni, è altrettanto vero che tutto questo dovrà d'ora in poi essere sottoposto all'attento vaglio del Consiglio nazionale. Che potrà dare il via agli eventi solo dopo aver verificato la presenza dei requisiti minimi di qualità. Ogni soggetto formatore quindi dovrà seguire una precisa procedura autorizzatoria e compilare via via i diversi schemi tipo allegati alle Linee guida in materia. Per ciascuna delle attività previste deve essere sottoscritto un accordo specifico accordo firmato dai rappresentanti legali del Collegio territoriale e dell'Ente erogatore del servizio. Questo accordo, redatto sulla base di uno schema standard allegato alle Linee guida, deve contenere l'oggetto della cooperazione, la durata e il numero di eventi per i quali si intende cooperare. Eventuali proroghe alla durata e al numero di eventi possono sì essere concesse, ma solo alle stesse condizioni e solo con una lettera sottoscritta da entrambi i soggetti con cui si richiama l'accordo precedente. Il Collegio che organizza l'evento, poi, mantiene la piena responsabilità amministrativa, scientifica e tecnico-professionale dell'attività formativa. Ma i corsi potranno essere organizzati non solo dai collegi provinciali ma anche da altri soggetti formatori in convenzione, a patto che rispettino determinati standard. Per operare in convenzione questi dovranno rispondere a determinati requisiti. Ma quali sono? Innanzitutto il soggetto formatore dovrà dimostrare di avere un'esperienza qualificata sia rispetto a parametri qualitativi, (esperienza specifica sui contenuti del corso, pertinenza della proposta con i contenuti del corso) sia rispetto a standard di pura logistica (disponibilità di spazi adeguati per la formazione, presenza di tutor e di strumenti tecnologici). C'è, poi, il passaggio dell'autorizzazione vera e propria. Questa dovrà essere redatta sulla base dello schema standard allegato alle linee guida e dovrà contenere gli obblighi del soggetto erogatore a fornire il servizio nei tempi stabiliti, così come, si legge nello schema tipo, sarà obbligatorio mantenere per tutta la durata della convenzione «i requisiti di qualità e sicurezza». Il Collegio organizzatore o coordinatore è tenuto a inviare per via telematica la convenzione al Consiglio nazionale entro 30 giorni dalla firma e comunque preventivamente rispetto all'avvio delle attività previste in convenzione.

Entro la fine di ciascun anno, poi, i soggetti autorizzati devono presentare una circostanziata progettazione dei corsi che intendono effettuare nel successivo anno formativo per ottenere specifica approvazione per svolgere le attività.

La durata dell'autorizzazione è valida per tre anni a partire dall'atto di rilascio e può essere rinnovata. Il tutto risponde a un unico preciso obiettivo: disciplinare criteri minimi e uniformi su tutto il territorio nazionale, garantendo così la qualità dell'aggiornamento professionale continuo.

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