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Svizzera, è lotta al riciclaggio

del 17/12/2013
di: di Tancredi Cerne
Svizzera, è lotta al riciclaggio
La Svizzera si prepara a mettere fine al segreto bancario per il reato di riciclaggio del provento di frode fiscale aggravata. Lo ha messo nero su bianco il governo di Berna all'interno delle 100 pagine con cui ha sottoposto alle Camere federali la revisione di 53 articoli di 10 leggi del Codice penale. Tra queste, anche la legge che regola il contrasto al riciclaggio, svizzero e straniero, allargando le maglie dei soggetti punibili: non più soltanto gli autori del reato di riciclaggio, ma anche quei professionisti che a vario titolo concorrono al reato. La proposta di revisione presentata dal governo interessa, infatti, tutti i soggetti che accettano, gestiscono o utilizzano patrimoni frutto di frode fiscale aggravata, ovvero con un risparmio tributario indebito superiore ai 200 mila franchi all'anno conseguito mediante documenti falsi. Tra questi, i funzionari di banca, i fiduciari e tutti quei gestori patrimoniali che dovessero trattare patrimoni di origine «incerta». E come già avviene nei casi di reato perseguibile per riciclaggio, in futuro scatterà l'obbligo di comunicazione alle autorità federali non appena ci saranno indizi che fondano il sospetto che determinati valori patrimoniali siano connessi a una frode fiscale aggravata. Ancora una svolta epocale per il sistema finanziario elvetico, quella messa in atto dall'esecutivo per adeguare il diritto penale della Svizzera alle ultime raccomandazioni antiriciclaggio emanate dall'Ocse, nel tentativo di sfuggire alla black-list internazionale. Era il 16 febbraio 2012, quando il Gafi, il braccio operativo dell'Organizzazione di Parigi per la lotta al riciclaggio, stabiliva, infatti, l'obbligo per tutti gli Stati membri di codificare nel proprio diritto interno la punibilità del riciclaggio. «La conseguenza più straordinaria di questa revisione del codice penale è che in un futuro prossimo, come per tutti i casi di riciclaggio, scatterà anche in Svizzera l'obbligo generale per le banche e i commercialisti, di denunciare alla Autorità elvetica per l'antiriciclaggio, tutti i casi sospetti che saranno trasmessi, a loro volta, ai pubblici ministeri svizzeri, con facoltà di ritrasmetterli ai loro colleghi all'estero», ha spiegato l'avvocato Paolo Bernasconi, padre delle prime norme elvetiche antiriciclaggio. «Le banche continueranno la strategia del denaro fiscalmente dichiarato nel tentativo di scongiurare di trovarsi in situazioni penalmente perseguibili quando entrerà in vigore la revisione delle norme antiriciclaggio». La manovra di Berna mira così a garantire un nuovo spiraglio di trasparenza al sistema finanziario elvetico, come richiesto dalle organizzazioni internazionali che hanno dato voce alle frustrazioni dei Paesi del G20, impotenti di fronte alla piaga dell'evasione cross-border. «La decisione di ammettere indagini penali in banca contro le frodi fiscali svizzere e straniere non rappresenta un'iniziativa svizzera, bensì di una strategia internazionale, che già è stata anticipata da tutte le banche a Singapore nel luglio di quest'anno e che viene eseguita dagli istituti di credito di tutti gli altri centri bancari internazionali», ha continuato Bernasconi. «Pertanto, le maglie della rete antievasione fiscale si andranno restringendo nuovamente, oltre che all'estero, anche all'interno dei confini svizzeri». Una volta in vigore, infatti, la revisione del Codice penale elvetico consentirà la confisca del patrimonio del frodatore in misura equivalente a quanto sottratto al fisco mediante frode. Con importanti ricadute anche sulle domande di assistenza amministrativa inoltrate nell'ambito di procedimenti penali internazionali promossi per riciclaggio di frode fiscale ai danni del fisco nazionale. In altre parole, i pubblici ministeri stranieri avranno la possibilità di ottenere il sequestro del provento di frode depositato nei caveau delle banche svizzere, non soltanto sotto forma di attività finanziarie detenute per via diretta ma anche attraverso l'interposizione di società offshore, polizze assicurative o altre architetture fiscali. Sarà per scongiurare questo pericolo che negli ultimi mesi i principali istituti di credito elvetici si sono affrettati a inviare comunicazioni ai propri correntisti invitandoli a mettere in regola i propri averi attraverso un'autodichiarazione di provenienza. In caso contrario, molte banche hanno già minacciato la volontà di estinzione coatta dei conti correnti.

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