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Pignoramenti, rebus sulle ritenute d'acconto

del 26/03/2010
di: Antonio Ciccia
Pignoramenti, rebus sulle ritenute d'acconto
L'Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro con la circolare n. 5 del 25 marzo 2010 punta il dito contro l'adempimento previsto dall'articolo 15, comma 2, del decreto legge 1/7/2009, convertito dalla legge 102/2009.

La norma in questione stabilisce che «le disposizioni in materia di ritenute alla fonte devono intendersi applicabili anche nel caso in cui il pagamento sia eseguito mediante pignoramento anche presso terzi in base ad ordinanza di assegnazione, qualora il credito sia riferito a somme per le quali, ai sensi delle predette disposizioni, deve essere operata una ritenuta alla fonte». In materia in data 3 marzo 2010 stato emanato il Provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate n. 34755/2010 che ha provveduto a dettare le modalità di attuazione della disposizione.

È del 4 marzo 2010 un comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate, che ha illustrato i contenuti delle novità, fornendo alcune indicazioni di carattere generale, non ritenute sufficienti dalla circolare in commento.

L'adempimento, infatti, porta molti problemi pratici. Ad esempio se un professionista pignora il conto del cliente che non gli paga la parcella, la banca dovrà trattenere la ritenuta d'acconto del 20% sull'imponibile, ma non necessariamente la banca conosce la composizione della somma da versare e quindi non si sa come potrà calcolare la ritenuta. Oppure un professionista straniero pignora il conto dell'impresa italiana, sua cliente. In questo caso la banca dovrebbe trattenere il 30%, come da specifica n orma tributaria, ma non necessariamente la banca conosce la natura del credito.

Dato atto di questi problemi, la circolare in commento fornisce i seguenti suggerimenti.

Il terzo erogatore (ad esempio la banca, negli esempi) è tenuto a versare la ritenuta del 20% e a comunicare al debitore l'ammontare delle somme erogate e le ritenute effettuate; ancora il terzo erogatore deve certificare al creditore l'ammontare delle somme erogate e delle ritenute effettuate e, infine, indicare nella dichiarazione dei sostituti d'imposta i dati relativi al debitore e al creditore pignoratizio e le somme erogate e le ritenute effettuate.

La circolare non manca di sottolineare i punti che ancora devono essere chiariti. Sulla comunicazione al debitore da parte del terzo erogante dell'ammontare delle somme erogate al creditore pignoratizio nonché delle ritenute effettuate, ancora non sono chiare né la disciplina né le modalità con cui questa comunicazione debba avvenire, né i tempi entro cui debba eseguirsi. Inoltre la circolare sottolinea che la norma non prevede tale adempimento e neppure sanziona la sua mancanza o il suo ritardo;

Sull'obbligo di certificare al creditore pignoratizio l'ammontare delle somme erogate e delle ritenute effettuate la circolare osserva che il provvedimento fa riferimento all'ordinario termine del 28 febbraio dell'anno successivo al trattenimento. Non sembra applicabile invece il termine di «dodici giorni dalla richiesta ...in caso di interruzione del rapporto di lavoro.»

Dal canto suo il creditore pignoratizio è tenuto a indicare i redditi percepiti e le ritenute subite nella dichiarazione dei redditi, anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d'imposta o a imposta sostitutiva.

Resta, invece, da chiarire quale debba essere il comportamento del lavoratore che mediante pignoramento ottiene il pagamento del Tfr che non deve essere indicato in Unico, e per il quale, fermo restando la ritenuta operata dal datore all'atto del pagamento , avviene il conguaglio ad opera dell'Agenzia delle entrate sulla base dell'aliquota media del biennio precedente. In base al provvedimento il lavoratore deve indicare comunque il Tfr percepito nel modello Unico.

Il debitore è tenuto alla presentazione della dichiarazione Modello 770 e deve indicarvi i dati relativi al creditore pignoratizio e alla natura delle somme oggetto del debito. Tuttavia il debitore non è tenuto a effettuare le operazioni di conguaglio, in relazione alle somme corrisposte dal terzo erogatore.

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