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Lo stato aiuta chi resta in Italia

del 14/12/2013
di: di Francesco Cerisano
Lo stato aiuta chi resta in Italia
Le imprese, italiane e estere, che hanno incassato contributi pubblici, ad esempio per rinnovare gli impianti e rilanciare la produzione, non potranno delocalizzare e trasferire stabilimenti al di fuori dell'Unione europea. O almeno per farlo dovranno aspettare cinque anni da quando hanno richiesto il bonus. Altrimenti decadranno dal beneficio e dovranno restituire quanto incassato. La ricetta draconiana contro i furbetti delle agevolazioni alle imprese che in periodo di crisi incassano soldi dallo stato, salvo poi trasferirsi all'estero e licenziare, è contenuta in un emendamento alla legge di stabilità su cui si sta celebrando una singolare convergenza di vedute tra Movimento 5 Stelle e governo. A partorire la proposta di modifica è stato il capogruppo «grillino» in commissione attività produttive della camera, Mattia Fantinati. Che a dir la verità proponeva di introdurre un divieto assoluto a delocalizzare per tutte le imprese (senza distinzioni di cittadinanza) beneficiarie di contributi dello stato italiano. L'emendamento è stato un po' addolcito dal viceministro all'economia Stefano Fassina che l'ha riformulato prevedendo un periodo minimo di permanenza in Italia di 5 anni. Entro questa finestra temporale (che decorre dalla richiesta dell'agevolazione) le imprese che hanno incassato soldi pubblici non potranno trasferire in un paese extra Ue «i beni ammessi al beneficio e gli impianti produttivi in cui sono collocati, con conseguente riduzione del personale dell'azienda». Pena, come detto, la decadenza dagli aiuti se non sono stati ancora erogati o la restituzione dei contributi qualora siano stati già pagati. Dopo la correzione governativa l'emendamento è stato accantonato in attesa di essere votato dalla commissione bilancio di Montecitorio, dove ieri sono proseguiti i lavori sulla manovra. Il Movimento 5 Stelle è riuscito a portare a casa anche un altro emendamento in materia di agevolazioni. Per poter beneficiare del bonus fiscale per l'acquisto dei mobili le spese sostenute non potranno superare quelle dei lavori di ristrutturazione. Quindi, fermo restando il tetto massimo per il bonus mobili fissato in diecimila euro, le spese non potranno mai superare quelle totali sostenute per la ristrutturazione.

La commissione bilancio ha poi approvato anche un altro emendamento molto atteso, in quanto già annunciato nel passaggio della legge di stabilità al senato. Si tratta della cosiddetta «web tax», ossia la stretta fiscale voluta dal presidente della quinta commissione di Montecitorio, Francesco Boccia, che impone ai soggetti passivi che intendano acquistare servizi online (commercio elettronico diretto e indiretto) di acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana.

L'emendamento impone anche che gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, debbano essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti (editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario) titolari di partita Iva italiana. La stretta, rivolta in particolar modo a giganti del web come il motore di ricerca Google, «si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti». Quantificare il gettito della web tax non è ancora possibile, ma Boccia ha assicurato che tutto il ricavato sarà utilizzato per la riduzione del cuneo fiscale su lavoratori e imprese.

È saltato il limite di 100 mila euro per i versamenti obbligatori da parte dei notai nel nuovo deposito di garanzia per le transazioni immobiliari. Il testo, licenziato dal senato, prevedeva che tutte le somme versate nell'ambito dei compromessi per l'acquisto di immobili dovessero essere versate dai notai, in via cautelativa, in un fondo apposito, in attesa delle verifiche di rito. La norma originaria escludeva però le somme inferiori ai 100 mila euro, ma ora questo tetto è venuto meno. Infine il sottosegretario all'economia, Pier Paolo Baretta, ha annunciato la presentazione di due emendamenti che dovranno affrontare la questione della gestione del demanio marittimo.

Il primo punterà a risolvere il problema dei contenziosi sulle pertinenze degli stabilimenti balneari e nell'altro si propone alla commissione bilancio stessa un riordino complessivo della materia.

Approvato anche un emendamento che incrementa da 300 a 500 milioni il fondo per rinnovare i parchi automobilistici e ferroviari dei servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

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