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Incidenti, sufficienti gli esami biologici

del 26/03/2010
di: di Stefano Manzelli
Incidenti, sufficienti gli esami biologici
Il soggetto che guida drogato e provoca un pericoloso sinistro accasciandosi poi al volante dimostra già adeguatamente il suo stato di alterazione psicofisica. Per fondare il convincimento del giudice in tal caso sarà quindi sufficiente l'analisi dei liquidi biologici e una circostanziata indagine di polizia. Lo ha stabilito il tribunale di Rovereto con la sentenza n. 27 del 3 marzo 2010. Un automobilista alterato dalla droga ha provocato un sinistro stradale tagliando una curva e accasciandosi sul volante, senza riportare grossi traumi fisici. Con rito abbreviato conseguente all'opposizione a decreto penale, il tribunale di Rovereto ha quindi giudicato la penale responsabilità del conducente per la violazione prevista dall'art. 187 del cds. Nell'immediatezza dell'incidente, specifica la sentenza, sono giunti sul posto i vigili per i rilievi di rito. Oltre all'assunzione delle dichiarazioni dei testimoni oculari gli agenti hanno richiesto ai sanitari i dati relativi all'analisi dei liquidi biologici del conducente riscontrando tracce di cannabis. La dinamica del sinistro, prosegue il gip, è stata accertata evidenziando la perdita totale di controllo del veicolo da parte dell'autista. In pratica, a parere del giudice, il conducente alterato dalla droga non è riuscito ad impostare una curva proseguendo contro un altro veicolo. Per questo motivo il tribunale ha ritenuto l'autista colpevole del reato di guida drogata stante la pregressa assunzione di sostanze stupefacenti e l'evidente alterazione psicofisica provata sia dal fatto che il soggetto «è stato rinvenuto, dopo il sinistro, privo di coscienza e accasciato al volante, nonostante le minime lesioni riscontrate al pronto soccorso, sia dalla dinamica del sinistro razionalmente spiegabile sono con un grave stato di alterazione psicofisico». E contro questa innovativa determinazione non sono servite a nulla le autorevoli contestazioni della difesa che ha evidenziato la scarsa pregnanza probatoria degli esami biologici «in ordine all'attualità degli effetti destabilizzanti al momento della guida». In buona sostanza siccome la metabolizzazione di molte sostanze stupefacenti richiede lunghi periodi di tempo la prevalente giurisprudenza richiede una valutazione medica unitamente agli esami di laboratorio per procedere alla condanna del conducente. Anche perché in materia di droga non hanno fondamentale rilevanza le valutazioni sintomatiche degli operatori di polizia. Perlomeno da sole. Spiega infatti l'articolata decisione trentina che mentre la guida in stato di ebbrezza può essere desunta anche esclusivamente in via sintomatica per la droga serve di più. Ovvero, in presenza di un dato certo come l'esame strumentale che fornisce la certezza della preventiva assunzione di sostanze stupefacenti, servono altri riscontri finalizzati a provare l'attualità dell'alterazione. È il caso di uno strano incidente con l'autista che perde conoscenza manifestando reazioni inadeguate.

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