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Regali impegnativi

del 26/03/2010
di: di Federico Unnia
Regali impegnativi
Accettare un omaggio telefonico impegna chi lo riceve ad assistere alla manifestazione di consegna. E questo non costituisce messaggio pubblicitario camuffato. È questo il passaggio centrale della motivazione con la quale i giudici del Tar Lazio Sez. I - sentenza n. 4323 del 19 marzo 2010, pres. Roberto Politi, Est. Silvia Martini - hanno accolto il ricorso presentato dalla Congress Italia e hanno annullato il provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato n. 17815 (PI16176) del dicembre 2007 con il quale era stata ritenuta scorretta e non trasparenze la comunicazione diffusa a supporto di un'operazione promozionale. Nessun consumatore medio, ragionevolmente attento e avveduto, secondo il modello che la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di pubblicità ingannevole identifica, raggiunto telefonicamente al suo domicilio può dunque ritenere che il ritiro di un omaggio, dichiaratamente di natura promozionale, nel corso di una esposizione commerciale, non comporti, quantomeno, l'onere di assistere alla presentazione di un qualche prodotto tra quelli commercializzati dalla società. In sostanza, la finalità pubblicitaria della telefonata ricevuta è intuitivamente percepibile da qualunque «cliente potenziale», al quale non è affatto celato che l'attribuzione dell'omaggio è collegata alla presenza nel luogo ove avverrà la presentazione commerciale. Secondo i giudici amministrativi, il messaggio pubblicitario contestato, contrariamente alla valutazione fatta dall'Antitrust, non appare idoneo a indurre in errore le persone fisiche alle quali è rivolto né a pregiudicare il loro comportamento economico, non sussistendo, pertanto, i presupposti per configurare la violazione della normativa dettata dal Codice del consumo in materia di pubblicità ingannevole. La decisione, che lascia comunque aperta la possibilità per l'Antitrust di ricorrere in appello al Consiglio di Stato, costituisce un importante procedente poiché spesso l'utilizzo di comunicazione telefoniche da call center od operatori incaricati direttamente all'abitazione privata di potenziali consumatori, costituisce oggetto di procedimenti nei quali, tra l'altro, si contesta proprio la natura camuffata della comunicazione. La vicenda, ora decisa dal Tar del Lazio, aveva avuto inizio con la denuncia di una consumatrice che aveva segnalato la presunta ingannevolezza di un messaggio pubblicitario telefonico che, a suo dire, non prospettava che, dietro consegna di un paio di scarpe Diadora per bambini a titolo di omaggio, vi fosse l'onere di partecipare a una manifestazione che si sarebbe tenuta presso il Centro Congressi della Fiera di Forlì per la presentazione di un'enciclopedia per ragazzi. Secondo l'Autorità la telefonata in esame, sebbene consentisse di discernere la natura genericamente promozionale, non esplicitava la reale volontà dell'operatore pubblicitario, né conteneva indicazioni che permettessero di valutare esattamente l'effettiva natura dell'iniziativa e dei prodotti. Per l'Autorità la telefonata inquisita era in grado di orientare indebitamente le scelte dei consumatori sulla partecipazione o meno all'iniziativa stessa e non consentiva una consapevole determinazione del comportamento economico dei destinatari, esponendoli al rischio di un pregiudizio economico particolarmente significativo. In realtà, concludono ora i giudici del Tar del Lazio, l'unico «onere» richiesto a destinatari delle telefonate, essendo incontestato che l'omaggio fosse svincolato da un obbligo di acquisto dei prodotti dell'azienda, era di recarsi a ritirare l'omaggio, nel medesimo luogo e negli stessi orari in cui si è svolta la promozione della vendita dell'enciclopedia, e di presenziare alla stessa.

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