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Cisal: nuove strategie anticrisi

del 25/03/2010
di: di Vincenzo Lucarelli
Cisal: nuove strategie anticrisi
«Le consultazioni elettorali di domenica 28 e lunedì 29 marzo non sono tanto un test per misurare la concretezza dei piccoli e grandi passi avviati dall'ultimo consiglio dei ministri, prima della manifestazione di San Giovanni in Roma (con il decreto sugli incentivi), quanto se siano una effettiva apertura, benché minimale, per sostenere la fuoriuscita dalla crisi. Fino a mettere in circolo nei prossimi mesi due miliardi di euro. Cioè, quasi lo 0,15% del pil, concentrato nel periodo tra aprile e giugno prossimo». Lo sottolinea, con cauto ottimismo, la Cisal che rileva anche una delle novità dello stesso decreto, rappresentata dall'assenza di agevolazioni sull'acquisto di auto. Mentre, condivide l'innovazione più interessante, quella che rende effettiva «la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture edilizie, affrancata dalle molteplici autorizzazioni pubbliche».

Si tratta, aggiunge, «di risorse di liberalizzazione pari, se non maggiori, rispetto agli ecoincentivi spalmati nel tempo». Certo, l'intervento programmato nel decreto non risolve ancora tutte le esigenze presenti e rivendicate dal territorio, se si tiene conto, ricorda il segretario generale Francesco Cavallaro, «che le finanze pubbliche sono condizionate da una spesa qualificabile a deficit; particolarmente riguardo a un disavanzo pubblico da riportare (sia pure con il criterio della gradualità) nei limiti del tetto del 3%».

Inoltre, tali limiti sono imposti dalla commissione europea (vedasi il questionario sugli aiuti alle imprese, in via eccezionale mantenuti fino al 2008), preoccupata di promuovere un'azione di contenimento delle uscite.

«È ancora poco», per il segretario generale, ciò che ha smosso la flemmatica politica dell'onorevole Tremonti. Tuttavia, è senz'altro da ritenerne positiva l'accortezza, a cui la Cisal attribuisce, in ogni caso, il mantenimento di uno standard di sicurezza economica a favore del sistema Italia. Infine prende atto, come Confederazione sindacale della promessa di una banca del sud alla quale lo stesso Tremonti aderirà personalmente come primo correntista.

Di ciò esprime condivisione circa la natura intrinseca di un Istituto di credito meridionale del tutto diverso dai carrozzoni clientelari, che spesso hanno macinato miliardi di lire, senza riuscire a colmare il gap economico tra Nord e Sud.

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