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Beni immateriali, i paesi emergenti alzano il tiro

del 12/12/2013
di: Valerio Stroppa
Beni immateriali, i paesi emergenti alzano il tiro
Beni immateriali in cerca di un bussola. In attesa che l'Ocse aggiorni le linee guida per la loro valutazione nei prezzi di trasferimento (per ora diffusi in bozza), gli «intangibles» continuano a essere una delle aree in cui si concentrano maggiormente le contestazioni del fisco nell'ambito delle operazioni infragruppo. Anche da parte delle tax authorities dei paesi emergenti, che nei settori del lusso vedono i beni prodotti entro i propri confini tassati al prezzo di costo, spesso irrisorio rispetto ai prezzi finali di vendita. Sempre più importante, quindi, disporre di perizie indipendenti preventive che consentano di comprovare la ragionevolezza dei prezzi praticati per royalties o licenze d'uso di marchi e brevetti. È quanto emerso ieri a Milano da un convegno organizzato da Aiaf (associazione italiana analisti finanziari) e Andaf (direttori amministrativi e finanziari) dedicato proprio al tema della possibile valenza fiscale delle perizie valutative.

«È noto che l'attenzione dell'amministrazione finanziaria sul transfer pricing si è intensificata negli ultimi anni», osserva Emanuela Fusa, vicepresidente Ctf Andaf, «il metodo più utilizzato finora per la valutazione degli intangibili è l'attualizzazione dei flussi di cassa, ma questo criterio presenta alcune debolezze. Per esempio perché tende a enfatizzare il ruolo del marchio e non sempre riesce a mettere a fuoco le relazioni funzionali che intercorrono con avviamento, distribuzione e risorse umane». Piergiorgio Valente, chairman del comitato fiscale ella Confederation fiscale europeenne, ha illustrato le prospettive legate all'analisi di comparabilità degli intangibles alla luce dei lavori dei vari tavoli internazionali (Ocse, Ue). «Le amministrazioni finanziarie dei paesi dove oggi si concentra la produzione (per esempio India, Cina, Brasile) stanno affinando le proprie conoscenze in materia di prezzi di trasferimento», spiega Valente, «pensiamo al caso di una borsa di una griffe del lusso prodotta in Cina al costo di 100 euro e venduta a Parigi a 2 mila euro. Il differenziale di 1.900 è attribuibile in larga parte al marchio: gli stati ove questi beni vengono fabbricati si stanno muovendo nella direzione di chiedere una ripartizione dei profitti anche in presenza di intangibles. Non rilevano solo gli aspetti legali, cioè “chi” detiene il marchio e chi può utilizzarlo, ma anche quelli organizzativi (cioè il “come” e il “dove”)».

In occasione dell'incontro di ieri Aiaf ha pubblicato un apposito quaderno che approfondisce gli aspetti tributari legali alle valutazioni aziendali e ai progetti di investimento. Dalle ragioni economiche che sottostanno alle operazioni straordinarie ai profili antielusivi, passando per le caratteristiche dei beni immateriali e la loro rilevanza aziendale. «Fusioni, scissioni, conferimenti di rami d'azienda e cessioni di partecipazioni vengono attuate per due finalità alternative tra loro: il realizzo di plusvalori oppure la ristrutturazione interna», evidenzia Fabio Ghiselli, group tax director di Italmobiliare, «in entrambi i casi il supporto di una perizia indipendente preventiva appare indispensabile. Il prezzo stabilito dalle parti non può orientare la perizia, ma è quest'ultima a dover guidare il valore pattuito. Naturalmente ai fini dell'opponibilità fiscale della relazione occorrerà limitare al massimo gli aspetti soggettivi, documentando oggettivamente l'operato del valutatore».

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