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Iva nell'anno con l'esigibilità ordinaria

del 11/12/2013
di: Debora Alberici
Iva nell'anno con l'esigibilità ordinaria
Il fornitore di un ente pubblico che contabilizza l'Iva nell'anno di emissione ha diritto a usufruire del regime di esigibilità ordinaria e non differita. Infatti, il bilancio rileva sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini di quella sul valore aggiunto.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 27597 del 10 dicembre 2013, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

La vicenda riguarda una società, fornitrice ufficiale per servizi ambientali, che aveva ricevuto un accertamento nel quale era stato applicato il regime di esigibilità differita, ossia esigibilità al momento del pagamento e non a quello di emissione della fattura.

L'azienda lo aveva impugnato sostenendo di aver contabilizzato le fattura con la dicitura, Iva a esigibilità immediata.

La Ctp aveva annullato l'atto impositivo con decisione confermata dalla Ctr. Contro la pronuncia l'Agenzia delle entrate ha presentato ricorso alla Suprema corte ma senza successo.

Ad avviso del Collegio di legittimità, infatti, «l'argomento che la contribuente aveva contabilizzato l'Iva sulle fatture in questione nell'anno della relativa emissione (2002) invece che nell'anno di incasso degli importi fatturati (2003) è autonomamente sufficiente, a prescindere da qualunque accertamento sull'effettivo versamento dell'Iva nel 2002, a sorreggere il convincimento della Commissione tributaria regionale che la contribuente si fosse avvalsa della facoltà di applicare il regime di esigibilità ordinaria, anziché differita di tali fatture».

Né la concludenza di tale argomento risulta inficiata dal rilievo della difesa erariale che, per il cosiddetto principio di derivazione di cui all'articolo 83 Tuir, le risultanze del bilancio rilevano ai fini della determinazione dell'imposta sui redditi ma non anche ai fini dell'Iva. È quindi corretto il ragionamento della Ctr secondo la quale la contabilizzazione Iva sulle fatture costituisce comportamento concludente idoneo a manifestare la volontà della contribuente di esercitare la facoltà di avvalersi del regime di esigibilità ordinaria. Anche la procura generale del Palazzaccio aveva chiesto di respingere il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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