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Imu: scadenza da mal di testa

del 11/12/2013
di: di Beatrice Migliorini
Imu: scadenza da mal di testa
Aliquote Imu senza soluzione di continuità. Alla difficile situazione derivante dalle scadenze ravvicinate va ad aggiungersi il marasma delle tipologie di aliquote. Non sono pochi, infatti, i comuni che, oltre ad aumentare le aliquote sull'abitazione principale, hanno anche moltiplicato le tipologie esistenti. Emblematico il caso di Bologna dove, sono state deliberate ben 11 tipologie aliquote differenti, partendo da quella per l'abitazione principale (0,5%), passando per le abitazioni concesse in uso gratuito ai parenti e affini di primo grado (0,76%), fino alle unità immobiliari per lo svolgimento dell'attività lavorativa (0,94% per botteghe e negozi). Il capoluogo emiliano, però, non è il solo ad aver effettuato la moltiplicazione. All'indomani della scadenza del 9 dicembre (termine ultimo a disposizione degli enti locali per pubblicare le aliquote 2013) l'indagine condotta da ItaliaOggi ha messo in evidenza come ad accompagnare il comune di Bologna, nel complicato quadro della fiscalità locale, ci sono anche i comuni di Napoli, Roma, Torino.

Per quanto riguarda il capoluogo piemontese se, da un lato, è vero che le aliquote non sono state ritoccate rispetto al 2012, fatto che di per sé esclude i contribuenti torinesi dal rischio del pagamento della mini Imu (40% della differenza con l'aliquota base) entro il 16 gennaio 2014, dall'altro lato è vero, però che le aliquote tra cui i contribuenti dovranno districarsi ben 7. Partendo dall'aliquota sulle seconde case (1,06%), passando per le aree fabbricabili (0,96%), fino alle unità abitative concesse in uso gratuito ai parenti di primo grado che la occupano come abitazione principale (0,76%).

Leggermente meno complessa la situazione nella capitale e nel capoluogo campano. Napoli, infatti, nonostante abbia aumentato l'aliquota sull'abitazione principale passando dallo 0,5 allo 0,6%, ha suddiviso le aliquote in cinque tipologie: abitazione principale, immobili locati (a titolo di abitazione principale) con contratto concordato (0,8%), immobili locati (a titolo di abitazione principale) con contratto concordato a giovani coppie (0,66%), aliquote altri immobili (1,06%) e aliquote di categoria catastale D (1,06% per opifici, alberghi, pensioni, cinema, impianti sportivi). Sulla stessa lunghezza d'onda anche Roma che, dopo aver aumentato l'aliquota per l'abitazione principale (dallo 0,4% allo 0,5%), ha deliberato l'aliquota per gli alloggi assegnati dagli istituti autonomi per la case popolari (0,68%), quella per i fabbricati rurali ad uso strumentale (0,1%), unità immobiliari utilizzate per lo svolgimento della propria attività lavorativa (botteghe e negozi), teatri e cinema, immobili posseduti da Onlus (0,76%), tutti gli altri immobili (1,06%).

Il rischio mini Imu.

Capoluoghi di regione virtuosi al 60%. Di 21 città interessate ben 12 hanno scelto di riconfermare le aliquote 2012 sulla abitazione principale, senza andare, inoltre, a toccare le aliquote sulle altre abitazioni. Da notare, però, come in quasi tutti i comuni interessati, l'aliquota per le altre tipologie di abitazioni (seconde cose in primis), era già pari all'1,06%. I restanti 9 capoluoghi (Ancona, Bologna, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Roma) hanno invece giocato al rialzo sulla prima casa, facendo così cadere sulle spalle dei cittadini il pagamento della mini Imu. Minaccia, quest'ultima, che rischia di colpire in particolar modo i contribuenti meneghini. Il capoluogo lombardo, infatti, è quello che, tra tutti i capoluoghi di regione che hanno aumentato le aliquote sull'abitazione principale, ha deliberato gli incrementi maggiori. Posta, già dal 2012, l'aliquota massima del 1,06% per tutte le abitazioni diverse dalla principale, il comune di Milano è stato l'unico a far aumentare l'aliquota per la prima casa dello 0,2% passando dallo 0,4 allo 0,6%.

Vie di fuga.

Al di là dell'esempio virtuoso dei capoluoghi di regione, però, sono 2.436 i comuni che hanno aumentato l'aliquota prima casa rispetto al 2012 (si veda ItaliaOggi del 7 dicembre 2013) e che, quindi, costringeranno i contribuenti al saldo della mini Imu. Non è detta, però, l'ultima parola. Nel corso dei lavori al ddl Stabilità, in corso in Commissione bilancio alla camera, è stato, infatti, giudicato ammissibile l'emendamento a firma del coordinatore dei deputati Pd, Angelo Rughetti, per poter portare in detrazione la mini Imu dalla Tasi. L'idea di fondo è quella di fissare una Iuc (Imposta unica comunale) al 1,26% sulle abitazioni dalla terza casa in su. Così facendo verrebbe raggiunto il duplice risultato di reperire le risorse per finanziare le detrazioni Tasi sulla prima casa nel 2014 e rimborsare la mini Imu ai contribuenti chiamati alla cassa entro il prossimo 16 gennaio. Resta da vedere, però, se la proposta, che ad oggi è solo stata dichiarata ammissibile, supererà anche nel merito il vaglio della V Commissione di Montecitorio per poter arrivare all'esame dell'Aula.

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