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Studi in cerca di nuove strategie

del 25/03/2010
di: di Gaetano Stella Confprofessioni
Studi in cerca di nuove strategie
Un fantasma si aggira tra gli studi. Qualcuno dice che è il grimaldello dei sindacati confederali per mettere le mani sulle professioni; altri giurano che è il modo più spiccio per spillare soldi ai datori di lavoro; qualcun altro, ancora, li ha dipinti come una «deriva retorica e tecnocratica dello scambio politico neocorporativo». I più, semplicemente, li ignorano. Eppure, «questi fantasmi» sono riusciti a intercettare nuovi bisogni, creare nuove opportunità, persino ad arginare gli effetti della crisi economica. «Questi fantasmi» saranno sempre più i protagonisti negli studi professionali di domani: perché gli enti bilaterali rappresentano l'unico modello possibile nella regolazione delle innovazioni nel mercato del lavoro, l'unico strumento plausibile per individuare e codificare i nuovi strumenti di welfare contrattuale. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, lo aveva teorizzato nel suo Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia, che ha trovato una prima applicazione giuridica con la Legge Biagi, nella quale gli enti bilaterali rappresentano il fulcro del processo di cambiamento del mercato del lavoro e del sistema di welfare. Eppure, «questi fantasmi» continuano a far paura ai professionisti. Tradizionalmente, nel solco delle relazioni sindacali siamo abituati a ragionare nella logica della contrapposizione, del conflitto sociale, ricalcando gli obsoleti schemi del modello industriale fordista. Paradossalmente, sono resistenze che hanno attecchito e proliferano ancora oggi in una certa retroguardia del sistema professionale, impegnata più a presidiare le posizioni che non ad accettare a viso aperto le sfide che i liberi professionisti devono affrontare quotidianamente.

Il comparto delle attività intellettuali si trova oggi di fronte a un cambiamento culturale ed economico senza precedenti. Se l'esigenza primaria del contenimento della spesa pubblica ha innescato sul piano politico e sociale il passaggio dall'assistenzialismo a forme di welfare sociale, che chiamano direttamente in causa i datori di lavoro, i nuovi paradigmi dell'economia stanno modificando, a velocità siderali, i connotati operativi di uno studio. L'apertura di nuovi mercati, la pressione della concorrenza, alimentata anche da una richiesta di servizi professionali a basso costo, la stratificazione dei profili professionali impongono una prestazione di qualità, che va al di là della targa di ottone sulla porta. E coinvolge tutta la struttura dello studio. Ora, da un lato, si tratta di «inventare» un nuovo modo di interpretare la professione, per guidare quei sintomi evolutivi destinati a conquistare le attività professionali di domani; dall'altro, di creare una nuova «governance», per codificare quelle mutazioni genetiche che, soprattutto nel mercato del lavoro, stanno cambiando il tessuto connettivo degli studi professionali. Sono convergenze parallele che, incardinate nel decentramento delle funzioni e delle risorse dello Stato, confluiscono inesorabilmente in una delle poche leve competitive a disposizione oggi dei professionisti: la bilateralità. Nel settore delle attività intellettuali, gli enti bilaterali sono una scoperta relativamente recente e, quindi, ancora poco affermata. Tuttavia, la loro azione nell'ambito della formazione, dell'assistenza sanitaria integrativa e della previdenza complementare ha permesso, al di là del positivo riscontro statistico, di colmare un gap contrattuale che altrimenti sarebbe andato perduto, rendendo ancora più opaca l'immagine del professionista. In tempi di recessione, poi, gli enti bilaterali si sono dimostrati un valido strumento di sostegno anche negli oltre 3 mila studi professionali, che finora hanno usufruito degli ammortizzatori sociali in deroga, rendendo meno doloroso lo schiaffo della crisi all'occupazione. Eppure, la bilateralità deve ancora dispiegare tutte le sue potenzialità. In uno scenario che tende verso un'estensione più universale delle tutele sociali e contrattuali, comprendendo pure ampi segmenti del lavoro autonomo e parasubordinato, gli enti bilaterali, attraverso la contrattazione collettiva, diventano il crocevia obbligato per soddisfare la domanda di nuovi fabbisogni che premono dal basso e che sfociano sul mercato.

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