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Tasi aree scoperte, calcoli rebus

del 10/12/2013
di: Sergio Trovato
Tasi aree scoperte, calcoli rebus
Dal prossimo anno saranno soggette alla nuova tassa sui servizi comunali indivisibili (Tasi) anche le aree scoperte, ma non si sa come calcolare il tributo. Questa evidente anomalia emerge dall'art. 1, comma 470, del maxiemendamento del ddl di stabilità, approvato dal Senato, che ricomprende nel presupposto del tributo oltre ai fabbricati e alle aree edificabili anche le aree scoperte, che è impossibile tassare autonomamente perché sono prive di rendita. Considerato, infatti, che la base imponibile della Tasi è la stessa dell'Imu, manca il parametro di riferimento per assoggettare le aree scoperte a tassazione, poiché non hanno una rendita catastale, come i fabbricati, né un valore di mercato, come le aree edificabili. Alla tassa sui servizi sono soggetti anche gli immobili adibiti a prima casa. Il tributo è dovuto da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati, aree scoperte e edificabili. Qualora vi siano più possessori o detentori, tutti sono tenuti in solido all'adempimento dell'obbligazione tributaria. In caso di detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, il tributo è dovuto dal titolare dell'immobile. Pertanto, se la locazione o il comodato sono di breve durata, la tassa è a carico solo del proprietario. A differenza dell'Imu, la tassa sui servizi la paga anche l'inquilino nella misura che varia dal 10 al 30% stabilita con regolamento comunale. È evidente, però, che il legislatore ha fatto confusione, poiché ha assoggettato alla Tasi locali e aree che sono tenuti al pagamento della tassa rifiuti (Tari). Sono escluse solo le aree pertinenziali di locali tassabili, non operative, e quelle condominiali a meno che non siano occupate in via esclusiva. Tuttavia, per le aree scoperte cosiddette operative, per i locali in multiproprietà, i centri commerciali integrati e via dicendo, i criteri per calcolare la Tari sono la superficie dell'immobile e la tariffa deliberata dal comune. Mentre, per la Tasi è espressamente disposto che la base di calcolo del tributo è quella dell'Imu. Quindi, il criterio per quantificare il tributo non può che essere la rendita catastale o, in alternativa, il valore di mercato. Alle aree scoperte, però, non viene attribuita una rendita catastale, se non unitamente a quella dei fabbricati ai quali eventualmente risultino accorpate. E le aree non edificabili non sono soggette a Imu. Per la tassa sui servizi comunali è fissata un'aliquota massima del 2,5 per mille, calcolata sul valore del fabbricato derivante dalla rendita catastale o sul valore di mercato dell'area edificabile al metro quadro. I comuni hanno la facoltà di azzerare il pagamento dell'imposta o variare l'aliquota dall'1 al 2,5 per mille. Al prelievo sono soggetti tutti i fabbricati, comprese le abitazioni principali per i quali è dovuta l'Imu, vale a dire anche quelli che rientrano nel novero degli immobili di pregio iscritti nelle categorie catastali A1, A8 e A9 (immobili di lusso, ville e castelli). È però stabilita una clausola di salvaguardia per i proprietari di immobili: non dovranno pagare complessivamente per i due tributi (Imu e Tasi) più di quanto dovuto per l'imposta municipale con l'aliquota massima del 6 per mille per le abitazioni principali soggette a imposizione. Invece, per altre tipologie di immobili e seconde case ai comuni è impedito di sconfinare oltre l'attuale aliquota massima del 10,6 per mille.

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