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Vietato agevolare il km 0

del 07/12/2013
di: di Marilisa Bombi
Vietato agevolare il km 0
Vietato agevolare le imprese che utilizzano prevalentemente prodotti regionali. È incostituzionale, infatti, perché viola il diritto comunitario, la legge regionale che favorisce nei bandi per i servizi di ristorazione collettiva degli enti pubblici, le priorità collegate all'utilizzo di prodotti agroalimentari «da filiera corta», «di qualità» e «a chilometro zero». Intendendo a chilometro zero, quei beni per il cui trasporto dal luogo di produzione a quello di consumo si producono meno di 25 kg di anidride carbonica equivalente per tonnellata o provengono dalla medesima regione. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 292 depositata ieri 6 dicembre. Una questione simile, ha ricordato il Giudice delle leggi, è stata a suo tempo già presa in considerazione a proposito di un provvedimento licenziato dal Consiglio regionale della Basilicata. Ma in quella occasione la violazione contestata era stata quella della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. Ciò in quanto si stabiliva che l'utilizzazione dei prodotti agricoli di origine regionale costituisse titolo preferenziale per l'aggiudicazione di appalti pubblici di servizi o di forniture di prodotti alimentari e agroalimentari. Nel caso trattato dalla sentenza depositata ieri, invece, l'alterazione della concorrenza contestata non riguarda il riparto interno delle competenze (art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.), bensì il diritto dell'Unione europea. La «priorità» riconosciuta a coloro che si avvalgono di prodotti trasportati esclusivamente all'interno del territorio regionale, indipendentemente dal livello delle emissioni costituisce, infatti, una misura ad effetto equivalente vietata dall'art. 34 del Tfue, che ricomprende ogni normativa commerciale che possa ostacolare direttamente o indirettamente gli scambi intracomunitari e non giustificata ai sensi dell'art. 36 del medesimo Trattato che consente restrizioni alle importazioni per motivi connessi alla tutela della salute, cui la salvaguardia dell'ambiente è strettamente collegata. Ma il mero riferimento alla provenienza locale dei prodotti agricoli, a prescindere dalla quantità di emissioni prodotte, ha precisato la Corte, non soddisfa nessuna delle esigenze oggetto del regime derogatorio. Sta di fatto che con decreto del 2007, emanato in attuazione di una norma contenuta nella legge finanziaria 2007 (art.1, comma 1065 l. 296/2006) in vigore dal gennaio 2008, il ministero delle politiche agricole ha disciplinato i mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli titolari di azienda che si trovano nell'ambito territoriale di ogni singola regione demandando ai comuni l'istituzione di mercati agricoli sulla base di un disciplinare finalizzato alla valorizzazione della tipicità e della provenienza dei prodotti medesimi. Disposizioni che, di fatto, hanno ispirato i provvedimenti regionali ma che, evidentemente, hanno incontrato sul loro percorso insospettati ostacoli.
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