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Circoscritta l'elusione

del 07/12/2013
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Circoscritta l'elusione
In considerazione di una scelta razionale, ragionevole e giustificata, non si può ipotizzare un intento elusivo messo in atto solo per raggiungere un risparmio fiscale; in presenza di una soluzione economicamente giustificata, infatti, l'imposizione della scelta fiscalmente più onerosa confliggerebbe anche con i principi garantiti costituzionalmente. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 394/41/13 della Commissione tributaria provinciale di Milano depositata in segreteria lo scorso 15 ottobre. Con la sentenza di cui al commento, la sezione quarantuno della Commissione provinciale interviene sul punto dell'applicazione della norma antielusiva (articolo 37-bis del dpr n. 600/73) disponendo come la presenza di scelte razionali e in qualche maniera giustificate, limita l'ipotesi elusiva che impone il disconoscimento di determinate operazioni. L'operazione contestata riguarda una fusione per incorporazione di una società inserita in un medesimo gruppo, che avrebbe consentito all'incorporante di utilizzare delle perdite pregresse. A supporto della tesi dell'elusività, l'ufficio deduce solo il risparmio fiscale quale motivazione dell'operazione, indicando quale alternativa la più onerosa operazione di liquidazione volontaria della società in perdita. Alla richiesta di fornire gli elementi comprovanti l'esistenza di valide ragioni economiche, la società, con risposta a un questionario, ha indicato ragioni non solo di convenienza, ma anche di praticabilità (chiusura di un sito produttivo), di natura occupazionale (licenziamenti), di opportunità commerciale, funzionale e di struttura altrimenti non conseguibili; tali indicazioni, si legge nella pronuncia, «evidenziano con elementi concreti come la liquidazione non fosse certamente una soluzione opportuna e forse nemmeno possibile, e che comunque avrebbe portato a risultanze negative anche sotto il profilo economico, facendo venire meno la continuità aziendale non risolvendo il problema della economicità a livello di gruppo». Il collegio provinciale meneghino aggiunge che la ratio dell'articolo 37-bis è tesa a colpire solo quelle operazioni che non abbiano altri scopi rispetto al vantaggio del risparmio di imposta, conseguente ad una scelta non economicamente ragionevole e non supportata da una motivazione plausibile La commissione conclude osservando come nessuna norma preveda che, tra le varie soluzioni possibili, debba essere imposta quella fiscalmente più onerosa, norma che, tra l'altro, sarebbe confliggente con i principi garantiti dalla Costituzione.

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