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Beni ai soci, invii prolungati

del 07/12/2013
di: di Andrea Bongi
Beni ai soci, invii prolungati
Più tempo per l'invio delle comunicazioni sui beni ai soci e sui finanziamenti e capitalizzazioni concesse all'impresa. Con un comunicato stampa diffuso ieri, l'Agenzia delle entrate ha, infatti, confermato la validità degli invii telematici effettuati entro il prossimo 31 gennaio 2014.

Anche sulla comunicazione dei beni ai soci si apre dunque una finestra temporale, così come già avvenuto per lo spesometro, in base alla quale i contribuenti potranno procedere agli invii anche oltre la scadenza del 12 dicembre prossimo.

Il comunicato di ieri non risolve comunque i dubbi ancora sul tappeto, fra i quali gli obblighi di comunicare il totale dei versamenti e dei finanziamenti e le capitalizzazioni effettuate senza tener conto delle restituzioni avvenute in corso d'anno, che rischia di ingolfare l'anagrafe tributaria di dati inutili ai fini dell'accertamento sintetico.

Anche l'esclusione dalla comunicazione introdotta a favore dei soggetti in semplificata che non hanno un conto dedicato alla gestione dell'impresa appare in contrasto con la realtà fattuale e con le indicazioni da sempre fornite dalle Entrate in ordine alla tracciabilità delle movimentazioni aziendali.

Queste due precisazioni in ordine alla comunicazione telematica dei finanziamenti e delle capitalizzazioni in scadenza il prossimo 12 dicembre sono contenute nelle istruzioni alla compilazione del modello diffuse lo scorso 28 novembre sul sito delle Entrate.

Sulla comunicazione dei beni d'impresa concessi in uso ai soci e sui finanziamenti e le capitalizzazioni ricevute, continuano dunque ad avvicendarsi prese di posizione da parte del fisco che destano stupore e alimentano dubbi sull'utilità dello stesso invio dei dati.

Le istruzioni allegate al nuovo modello di comunicazione indicano, infatti, con esempi numerici, come il dato dei finanziamenti da comunicare sia da prendere sempre al lordo delle eventuali restituzioni fatte dalla società al socio nel corso dello stesso periodo d'imposta. Se l'intento del fisco è quello di superare così facendo la fatidica soglia di esenzione posta a livello di 3.600 euro su base annua per ciascuna tipologia rilevante (finanziamenti e capitalizzazioni) l'effetto che se ne ottiene è esattamente contrario alla logica della comunicazione introdotta dall'articolo 2, comma septiesdecies, del decreto legge n. 138 del 2011. Secondo tale disposizione, infatti, «l'Agenzia delle entrate … ai fini della ricostruzione sintetica del reddito tiene conto, in particolare, di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione effettuata nei confronti della società».

Ora, semplicemente riprendendo uno degli esempi contenuti nelle istruzioni al modello, si capisce come l'obbligo di invio dei soli apporti finanziari del socio costituisca un dato fuorviante ai fini della ricostruzione sintetica del suo reddito. L'esempio è il primo riportato nelle istruzioni dove il socio nel corso del 2012 ha apportato finanziamenti per 11.500 euro e ottenuto, sempre nel medesimo anno, restituzioni dalla società di pari importo. Ai fini dell'accertamento sintetico la rilevanza di queste movimentazioni è zero. Eppure le istruzioni alla comunicazione dei finanziamenti spiegano che in questa ipotesi, nonostante il fatto che a fine anno il saldo dei finanziamenti sia pari a zero, la comunicazione deve essere effettuata comunque per l'importo di 11.500 euro, pari cioè ai versamenti effettuati.

Sembra impossibile ma è proprio così. Il risultato di questa operazione sarà che in anagrafe tributaria affluirà un dato solo apparentemente significante ai fini dell'accertamento sintetico del socio in questione con il rischio che quest'ultimo venga selezionato ai fini di successive indagini proprio sulla base di tali fuorvianti dati.

Del resto l'anagrafe tributaria, per quanto abbiamo potuto apprendere dall'indagine sul redditometro effettuata dal garante della privacy, è ben lungi dall'essere quel cervellone inesorabile scova evasori che qualcuno vorrebbe far credere. Somiglia piuttosto a un coacervo di dati inesatti e incompleti, utilizzato per elaborazioni che danno come risultato finale scenari del tutto privi di fondamento (tipo i 48 milioni di famiglie fiscali esistenti in Italia).

Anche l'esclusione dalla comunicazione disposta dalle istruzioni allegate al modello in relazione alle imprese in semplificata, grida vendetta. Come si fa a dire che potranno non effettuare la comunicazione tutti coloro che non hanno un conto corrente dedicato per la gestione della loro impresa senza non gettare nel più profondo disagio tutti coloro che invece, proprio per stare alle continue e pressanti richieste del fisco, quel conto corrente lo hanno istituito e correttamente tenuto? Difficile dare risposte sensate. Forse l'unica vera riflessione da fare su questa ulteriore puntata sul tema è quella che il fisco, stavolta, ha davvero perso la bussola.

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