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Sanatoria, ci sarà tempo

del 06/12/2013
di: La Redazione
Sanatoria, ci sarà tempo
L'Ancl-Su è riuscita a ottenere la riapertura dei termini della sanatoria-lampo dei contratti di associazione in partecipazione, prevista dal dl 76/2013 e scaduta il 30 settembre scorso. Gran parte delle aziende interessate non era riuscita a utilizzarla perché il termine fissato era troppo breve. La riapertura è ora prevista in un emendamento (il n. 6.87, poi inserito nel maxiemendamento del Governo) al ddl n. 1120 (legge di Stabilità) presentato dal sen. Luigi Perrone del gruppo Pdl (primo firmatario), molto vicino alla nostra categoria e particolarmente sensibile alle esigenze delle aziende e dei consulenti del lavoro, il quale è riuscito a farlo approvare in Commissione bilancio, inserendolo quindi nel testo, ormai blindato, presentato in aula per l'approvazione.

La nostra Associazione, con il supporto dell'ufficio legale, aveva da tempo denunciato le prassi ispettive eccessivamente restrittive e la vera e propria «campagna ispettiva» avviata nei confronti dei contratti di associazione (vedasi il comunicato stampa pubblicato sui principali quotidiani il 12 aprile 2013). Aveva anche denunciato la sostanziale impraticabilità della sanatoria prevista dal decreto Lavoro a causa della irragionevole ristrettezza dei termini previsti. Ora finalmente i nuovi termini daranno alle aziende interessate la concreta possibilità di voltare pagina e mettere fine a questa assurda vicenda.

GLI ADEMPIMENTI

La norma resa nuovamente operativa prevede la possibilità di estinguere o prevenire ogni tipo di contenzioso connesso alla utilizzazione dei contratti di associazione in partecipazione, un istituto che negli ultimi tempi si è trovato al centro di un vero e proprio «fuoco incrociato» da parte di norme legislative restrittive, campagne ispettive condotte da Inps e Ministero del lavoro, pronunce della Magistratura. Con le nuove disposizioni, che erano contenute nel dl 76/2013 e ora rese nuovamente operative, è possibile annullare sanzioni amministrative, pendenze contributive e anche eventuali crediti di lavoro relativi ai periodi in cui siano stati utilizzati i contratti associativi.

Occorre stipulare, entro il 31 marzo 2014, un contratto collettivo che preveda l'assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (entro tre mesi dalla stipula) degli associati con apporto di lavoro. Contestualmente i medesimi lavoratori devono sottoscrivere verbali di conciliazione in sede Dtl o in sede sindacale rinunciando a tutti gli eventuali crediti retributivi. Le assunzioni possono beneficiare di tutte le agevolazioni previste dalla legge (è possibile anche l'apprendistato) e i lavoratori così assunti, nei sei mesi successivi, potranno essere licenziati solo per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo. L'azienda dovrà versare alla gestione separata (art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335) a titolo di contributo straordinario integrativo una somma pari al 5% della quota di contribuzione a carico degli associati per i periodi di vigenza dei contratti di associazione in partecipazione e comunque per un periodo non superiore a sei mesi, riferito a ciascun lavoratore assunto a tempo indeterminato.

I contratti collettivi, i verbali di conciliazione, i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato stipulati con ciascun lavoratore e l'attestazione dell'avvenuto versamento contributivo dovranno essere depositati presso le competenti sedi dell'Inps entro il 31 luglio 2014. L'Istituto verificherà la correttezza degli adempimenti e l'effettività delle assunzioni dandone comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro in cui insiste la sede legale dell'azienda.

La norma precisa che la sanatoria è consentita anche alle aziende che abbiano già subito accertamenti ispettivi, persino nel caso in cui questi siano stati confermati da sentenze della Magistratura, purché non ancora passate in giudicato. Prevede anche che gli effetti degli accertamenti ispettivi restino sospesi fino all'esito della verifica Inps sulla correttezza della sanatoria. La sanatoria comporta l'estinzione degli illeciti amministrativi, delle inadempienze contributive e delle sanzioni civili.

LA VICENDA

Come è noto l'art. 1, comma 28, della legge 92/2012 (c.d. legge Fornero) aveva improvvisamente deciso di falcidiare i contratti di associazione in partecipazione introducendo un limite massimo al numero di contratti stipulabili. La norma, del resto, non chiariva minimamente - anzi lasciava una totale incertezza sul punto - se il limite fissato (tre contratti) dovesse ritenersi riferito all'intera azienda o a ogni singola unità produttiva. I primi interventi della dottrina e della pubblicistica specializzata assumevano sul punto posizioni diversificate, lasciando così le aziende nel completo disorientamento. Le difficoltà risultavano, peraltro, aggravate dal fatto che la legge applicava quel limite anche ai contratti in corso, con conseguente necessità di convertirli improvvisamente in rapporti di lavoro subordinato. Restavano salvi solo i contratti certificati alla data di entrata in vigore della legge. Di fatto, però, sono state pochissime le aziende che hanno potuto accedere alla certificazione nel brevissimo lasso di tempo intercorso fra la diffusione della notizia della modifica legislativa e la sua entrata in vigore. La legge, infatti, non ha previsto alcuna periodo transitorio né alcuna tolleranza.

Si è creata, quindi, una situazione particolarmente delicata sul piano organizzativo per molte aziende operanti soprattutto del settore del commercio, specie quelle aventi una organizzazione produttiva costituita da un gran numero di piccoli punti vendita, le quali si sono trovate, improvvisamente, nella necessità di decidere, senza potersi fondare su alcun elemento certo, se trasformare i rapporti di associazione in partecipazione (talvolta si tratta di centinaia di contratti) in altrettanti rapporti di lavoro subordinato con gravi disagi organizzativi e notevole aumento del costo del lavoro (in particolare degli oneri previdenziali). L'assurdità della cosa appare ancor più evidente ove si consideri che la norma, nel fissare quel limite massimo e nell'incidere anche sui contratti in corso, prescinde completamente da ogni valutazione sulla legittimità dei rapporti di associazione in partecipazione. Molti di questi rapporti si svolgono a centinaia o migliaia di chilometri di distanza dall'azienda associante e quindi al di fuori di qualsiasi sua effettiva possibilità di suo controllo e assicurano agli associati redditi superiori a quelli mediamente percepibili come dipendenti.

In questa situazione, è intervenuta la sanatoria di cui all'art. 7-bis del dl 76/2013 che ha individuato un percorso, da realizzarsi anche mediante un accordo sindacale, che, da un lato prevede la stabilizzazione dei rapporti e la loro trasformazione in lavoro subordinato a tempo determinato (indipendentemente dalla loro conformità o meno alla fattispecie legislativa) e, dall'altro, comporta l'estinzione di ogni pendenza contributiva e di ogni eventuale credito del lavoratore per il periodo anteriore alla «regolarizzazione».

Si tratta, quindi, di un'operazione salomonica che mira a sanare una situazione problematica, consentendo una via d'uscita alle aziende che vi avevano fatto ricorso in passato (incoraggiate in questo senso anche dall'esplicito riconoscimento di tale rapporto a fini previdenziali operato da qualche anno dal legislatore) e consentendo anche ai lavoratori interessati di stabilizzare il proprio posto di lavoro.

Il problema è che l'operazione era partita male, anzi malissimo: il termine fissato per la stipula dei contratti collettivi aziendali (procedura complessa che implica, il contatto fra parti che possono anche non aver avuto in passato alcun rapporto, lo svolgimento delle trattative, la stipula dell'eventuale accordo ecc.) era stato fissato al 30 settembre ma la legge di conversione del decreto legge 76 è stata approvata dal Parlamento in pieno agosto, un periodo in cui sia le aziende che le organizzazioni sindacali non sono operative. In pratica, agli interessati sono rimasti pochissimi giorni dalla ripresa post-estiva per realizzare trattative e accordi sindacali. È quindi accaduto che molte aziende, pur essendo disponibili alla sanatoria non avevano avuto il tempo materiale per realizzarne gli adempimenti. A nulla sono valse le proteste ripetutamente presentate da molte aziende e dal loro consulenti.

Ora, finalmente, con questo emendamento alla legge di stabilità, che ha riaperto i termini (fino al 31 marzo 2014), la sanatoria dei contratti di associazione in partecipazione è stata finalmente resa praticabile.

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