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La mobilità prevale sulle stabilizzazioni

del 06/12/2013
di: La Redazione
La mobilità prevale sulle stabilizzazioni
La mobilità per la salvaguardia dei lavoratori pubblici in disponibilità prevale sulle stabilizzazioni.

La circolare 5/2013 della Funzione Pubblica, che contiene indicazioni interpretative ed operative riguardanti il dl 101/2013, convertito in legge 125/2013, interviene su un punto estremamente delicato del sistema delle «stabilizzazioni».

Si afferma, al punto 3.5, che «prima di avviare le procedure di reclutamento, tanto ordinario, quanto speciale (sia a regime, sia transitorio) e prima delle assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione delle procedure e delle assunzioni relative alle categorie protette, sono obbligatori gli adempimenti previsti dall'articolo 34-bis del dlgs n. 165 del 2001». Al contrario, «gli adempimenti previsti dall'articolo 30 dello stesso dlgs n. 165 del 2001 sono obbligatori solo prima di avviare le procedure di reclutamento ordinario».

Le procedure di reclutamento «speciale», sono le stabilizzazioni disciplinate dall'articolo 4, comma 6 e seguenti del dl 101/2013, mentre quelle ordinarie trovano la propria regolamentazione nell'articolo 35, e, in particolare, nel comma 3-bis, del dlgs 165/2001.

Il messaggio della circolare è chiaro: l'opportunità concessa alle amministrazioni di percorrere strade privilegiate per assumere a tempo indeterminato lavoratori precari in possesso dei requisiti fissati dalla norma, non può comprimere le misure di salvaguardia dalla disoccupazione vigenti.

Le procedure di stabilizzazione consistono pur sempre in assunzioni a tempo indeterminato. Per quanto specificamente «finalizzate» a superare situazioni di precariato, occorre necessariamente far precedere i bandi delle prove selettive previste dall'articolo 4, comma 6, del dl 101, e dall'articolo 35, comma 3-bis, del dlgs 165/2001, dalla procedura di mobilità «obbligatoria», delineata dall'articolo 34-bis del dlgs 165/2001, per effetto del quale le amministrazioni che intendono assumere debbono verificare con i centri per l'impiego delle province e con la Funzione pubblica se vi siano dipendenti inseriti nelle liste di disponibilità, aventi qualifica e mansione corrispondenti alle assunzioni da effettuare.

Palazzo Vidoni conferma che risulta prevalente la tutela dei lavoratori in esubero e a rischio di licenziamento, rispetto alle opportunità di inserimento in pianta stabile dei precari nei ruoli delle pubbliche amministrazioni.

Non è, invece, necessaria la mobilità «volontaria», regolata dall'articolo 30 del dlgs 165/2001, per le procedure di stabilizzazione «speciali». Del resto, la mobilità volontaria confligge con lo scopo dichiarato del dl 101/2013, che è quello di valorizzare le professionalità acquisite dai lavoratori assunti impropriamente con contratti a tempo determinato, per regolarizzare la loro posizione: se si facessero precedere le procedure di stabilizzazione dalla mobilità volontaria, si vanificherebbe totalmente l'intento di stabilizzare il precariato.

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